FOTOGRAFARE UN NON LUOGO…(La Città Fantasma)

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Questa immagine fa parte del mio lavoro fotografico esposto a Tivoli (in vicolo dell’erbe ex Chiesa San Michele) intitolata “La Città Fantasma”. La mostra è alla sua settimana finale e in occasione dell’ultimo week end del 7-8-9 Ottobre farò in modo di proiettare tutte le immagini scattate da aggiungersi alle 23 esposte in sala in forma di stampa.

Devo dire che la mostra ha avuto un grande successo di pubblico e anche le persone che mi hanno voluto parlare, o di persona o attraverso commenti sul libro delle firme che mi accompagna ad ogni mostra, mi hanno fatto molti complimenti sia per l’idea che per la realizzazione. Conscio del fatto che chi non ha apprezzato probabilmente non mi ha detto nulla direttamente, tendo a vedere la mostra come un evento positivo con un messaggio che è ben arrivato alla maggior parte delle persone.

Il messaggio sociale dietro la mostra è arrivato forte e chiaro ma quello che nessuno, o quasi, ha colto della mia mostra è la vera essenza di quello che io volevo fotografare.

Io non volevo fotografare Tivoli.

Così come quando faccio un paesaggio difficilmente fotografo un luogo e come quando fotografo una persona difficilmente fotografo la sua personalità.

A me interessano i non luoghi e Tivoli in questa mostra è un “non luogo”.

Quello che  ho fotografato( o tentato di fotografare) è la mia sensazione mentre guardo Tivoli.

Tanti più bravi di me hanno già fotografato Tivoli e la sua storia, migliaia di documenti fotografici affollano gli archivi di Tivoli, che senso avrebbe avuto fare dei documenti?

Io credo in tutto ciò che non ha forma ma che si manifesta nella forma, Il grande maestro Mimmo Jodice dice di fotografare i suoi pensieri, io cerco di fotografare le mie sensazioni, quelle che sono prima del pensiero, quelle che arrivano addosso senza un gran senso e senza una definizione.

Tutte le definizioni che si danno poi servono alla comunicazione terrena ma nulla può parlare di più di un’immagine quando si tratta di sensazioni.

Volutamente metto lo scatto a mio parere meno riuscito, quello dove compaiono le macchine parcheggiate, l’unico della serie dove compare vita umana, così tanto per ricordare a me stesso che la forma nella quale si manifesta la sostanza è fondamentale per provare quelle sensazioni che io tento di immortalare.

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