FOTOGRAFARE È SPOGLIARE…

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E la fonte il posto in cui guardare e se gli occhi non arrivano così lontano, puoi sentirne il senso nelle cose a te vicine.

A volte ci si perde nel meccanismo del mondo perché si dimentica il senso, non sappiamo più dove punta la nostra freccia e nemmeno da dove è partita…
nel mezzo del volo la freccia appare ferma e senza un senso.

Quando mi perdo comincio a spogliarmi di tutti gli abiti che indosso: le maschere, le comodità, lo status, i bisogni indotti e mentre lo faccio si comincia a percepire un’immagine dai confini labili.

Quando ti spogli ti accorgi che quello che a te sembrava un disegno non era che una macchia il cui unico scopo era coprire un segno labile ma infinito.

Esiste una realtà della maschera e una realtà atavica. La realtà della maschera serve al mondo, la realtà atavica all’essere.

Se l’essere indossa la maschera e smette di giocare credendosi il personaggio indossato allora si perde il senso.
Per un po’ la finzione dura e si vive anche una certa calma apparente ma poi il mare che si finge stagno torna a far sentire le sue onde.
O si decide di ascoltare o si comincia ad urlare cercando di coprirne il suono in un impeto di follia.

La fotografia è questo, spogliare le cose mostrandone la maschera.

Chi guarda con la sua maschera guarderà la maschera, chi guarda col cuore spoglierà l’immagini e la troverà di una profondità infinita.

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