LA RICERCA DEL “PROFONDO”

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La profondità è un gioco rischioso, lo è in ogni ambito della vita e la fotografia non fa differenza.

La profondità è un gioco rischioso quando la si cerca, quando la si trova ma ancora peggio quando si crede di averla trovata .

In questo la fotografia è maestra di vita.

Negli anni cambia la percezione delle proprie fotografie così come cambiano i valori dentro di noi. Ciò che ci sembrava bello a volte diventa scontato e ciò che ci sembrava sbagliato improvvisamente diventa giusto.

Ricordo che i primi tempi che fotografavo, un po’ per incapacità tecnica un po’ per incapacità di lettura, spesso ritagliavo le fotografie, mi sembrava che ci fosse sempre qualcosa di troppo. A dire il vero spesso era solo il goffo tentativo di salvare un’immagine orribile, ma alle volte era proprio un’intervento che mi sembrava necessario. Col tempo poi, andandomi a rivedere alcuni file originali di foto molto vecchie, ho recuperato molte immagini postprodotte eliminando quei ritagli che al tempo mi sembravano indispensabili.

Questo fatto mi aprì molto la mente perché mi fece riflettere su questo mio percorso inverso rispetto a una delle regole base della fotografia che dice che “la fotografia è un’esercizio a togliere”, io invece col tempo “inserivo”.

All’inizio non capivo per quale motivo cose che mi sembravano superflue nelle mie foto, improvvisamente servivano.

Come spesso accade quando si ha a che fare con la fotografia, le risposte arrivano molto tempo dopo e quasi mai sono definitive. Vi posso parlare della risposta che oggi mi appare valida.

Con la maturità ci si rende conto che la fotografia è un messaggio ben più ampio e profondo rispetto a quello che possiamo vedere, molta parte del messaggio è assolutamente inconscia e questo vale sia quando si scatta che quando si guarda una fotografia. Ecco che all’improvviso cominciano a emergere significati che prima non vedevamo perché eravamo troppo concentrati sulla composizione e la tecnica.

Qui devo fare un’inciso importante per non fuorviare dal mio discorso chi sta imparando. La tecnica è fondamentale. Come diceva un grande professore: “Studiare non serve a niente, ma per scoprirlo bisogna aver studiato”. Questa regola è sacra anche in fotografia. Non puoi saltare uno steccato se non sai dove lo steccato finisce.

Ecco che quindi che quando mi trovavo a vedere sullo sfondo dell’immagine un uccello in volo che non avevo visto, un passante chinato a raccogliere qualcosa di cui si percepiva solo la mano e la testa, un palazzo tagliato per metà, cose che siccome non avevo controllato sembravano superflue, con la maturità mi rendevo conto che quelle cose erano parte integrante della fotografia e l’arricchivano di senso anche se la impoverivano esteticamente.

Vedete, un fotografo crede di controllare tutto ciò che è nell’immagine solo se non è ancora fotografo. Un fotografo può arrivare a un controllo vicino al 90% dell’immagine se è in situazioni particolari (tipo uno studio fotografico), ma sa benissimo che quando scatta la foto non può sapere cosa accadrà al 100%. Dirò di più, quando la foto è controllata al 100% diventa poco significativa.

Il mio amico (di pensiero) Efrem Raimondi dice che la fotografia è un linguaggio e che il linguaggio per antonomasia è imperfetto, altrimenti non sarebbe tale. Concordo pienamente con lui.

Torniamo alla profondità.

Se nella fotografia cerchiamo profondità dobbiamo fare almeno 4 cose:

La prima è imparare a fondo la tecnica, la seconda è dimenticarla, la terza è avere un desiderio profondo di comunicare, la quarta è dimenticarsi che stiamo fotografando.

Se cerchi profondità nella fotografia preparati a essere compreso da pochi, non perché il tuo messaggio non sia chiaro, ma più che altro perché chi deve vedere la tua profondità deve avere il coraggio di cercare la sue e in pochi sono disposti a farlo. Nessuno che guarda una foto ci vede quello che vedi tu ma ci si specchia, e sono pochi quelli che si guardano allo specchio con attenzione.

C’è chi nella foto cerca un ricordo, chi cerca bellezza e emozioni, chi ci cerca qualcuno o qualcosa, in pochi cercano un senso… un po come nella vita no!?

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