IL DIVENIRE DELL’IMMAGINE…

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Viviamo un periodo di confusione, su questo credo che siamo tutti d’accordo.

Non so se i periodi storici prima di questo fossero più coerenti rispetto al nostro, non posso saperlo, e i racconti che se ne fanno non possono che essere  per loro stessa definizione  parziali.

Certo è che la confusione del nostro tempo e la sua contraddizione a volte prende una forma difficilmente comprensibile, a volte anche spaventosa.

La cosa che più mi affascina del nostro periodo storico è la capacità di miscelare le cose: il nuovo e il vecchio, le regole e le innovazioni, il sociale e l’individuale , l’arte e il commercio, l’amore e il business.

Sembra un periodo in cui tutto è possibile.

Ma forse semplicemente perché è veramente tutto possibile … sempre.

Le mie giornate non sono mai uguali, nell’arco di una settimana sono felice, triste, possibilista, catastrofico, energetico e spossato. A volte questi cambiamenti repentini riguardano lo stesso giorno.

Viviamo in un mondo pronto ad offrirti qualsiasi possibilità immediata e a togliertela con la stessa rapidità, a volte quello che ci viene dato e tolto non è nemmeno reale, accade semplicemente nelle nostre teste e ci influenza comunque.

Essere autore di qualcosa al giorno d’oggi è complicato perché è diventato complicato sentire, eppure mai come adesso i nostri valori, quelli veri, avranno una valenza fondamentale.

Oggi chiunque può essere fotografo di qualsiasi cosa e quindi sarà ancora più importante essere fotografi di se stessi perché se la fotografia deve dire la verità è necessario che ogni fotografo sia in grado di dirla a se stesso.

Nessuno fotografo è mai stato in grado di raccontare una guerra o un avvenimento, nessun fotografo a mai saputo ritrarre qualcuno o rubargli l’anima, nessun fotografo ha mai catturato la bellezza di un paesaggio o di una atmosfera, nessun fotografo ha mai fatto arte o raccontato una storia, a meno che non sia stato in grado di raccontare se stesso nel momento in cui scattava.

Oggi non è possibile sapere dove si è, risulta indispensabile provare a vedere chi si è.

Se stai fotografando qualcuno o qualcosa abbi la coscienza di sapere che quella cosa cambia mentre la stai scattando e che quello che puoi cogliere è in divenire…
La tua immagine immortalata è solo l’immagine latente di un paradosso tra ciò che hai visto, ciò che si è impresso, ciò che vedranno gli altri e la loro continua mutazione.

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