L’UOMO, L’INTRUSO DEL PAESAGGIO…

INS 153

Il paesaggio, in fotografia, o almeno quello che viene definito come tale nel senso di “genere fotografico di paesaggio”, è molto più complesso dell’idea comune che si ha dello stesso.

Certo che se si parla di paesaggio c’è incluso anche il paesaggio naturale  ma dagli anni 80 in poi, con l’avvento di una certa fotografia americana, il paesaggio è diventato qualcos’altro.

Non più il paesaggio naturalistico mozzafiato ma il paesaggio semplice, non più l’orizzonte ma un muro scrostato, non più la vita ma l’assenza dell’uomo, non più gli alberi ma gli edifici.

Questo substrato culturale di idea di paesaggio io l’ho assorbito in me ancora prima di conoscerlo e ancora prima di immergermi nella storia di una certa fotografia, questo a riprova (valida almeno per me) del fatto che una certa fotografia non è una questione di “copiare” i grandi ma è una questione di aria…

uno spiritualista la chiamerebbe energia.

Da quando fotografo per me il paesaggio è assenza di uomini o animali, al più esistono nelle mie immagini elementi solitari, minuscole silhouette o un gabbiano in volo, ma mai più di questo.

Spesso mi muovo la mattina prestissimo e quando le persone cominciano ad arrivare nel luogo in cui sto fotografando  per me è ora di andare via.

 

Esattamente l’opposto di un di un fotografo di street che cerca la gente.

Al contrario di Massimo Vitali, il fotografo delle spiagge affollate, che ha fatto della presenza umana un paesaggio (geniale in questo), io ho sempre visto l’uomo come intruso della Natura.

Un mare invernale è perfetto, isolato, l’uomo non c’entra e non ci deve entrare, non ne fa parte.

Anche nel paesaggio urbano per me è lo stesso…

Una piazza vuota per quanto architettonicamente bella o brutta, è perfetta se vuota e silenziosa, senza presenza umana.

La presenza umana per me è un segno su un muro, un manifesto strappato, una lattina in terra, un segno di gomma sull’asfalto, il residuo di plastica lasciato dal mare sulla riva.

L’uomo è più presente con la sua assenza.

Quando l’uomo è presente lo spazio diventa caotico, la sua energia incontrollata lo rende elemento di disturbo dell’armonia.

Più uomini sono insieme e maggiore è il disturbo.

Invece un suo segno è li, fisso, immobile e silenzioso, e parla del passaggio di qualcuno che si trova in un mondo che non gli appartiene e che crede suo.

L’uomo è un passaggio di energia incontrollata  e il silenzio di una spiaggia vuota ne rimanda l’eco…

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