LA FOTOGRAFIA, SPAZIOTEMPO DELL’ANIMA

INS 186

Esistono due fasi possibili quando si ha a anche fare con un video:

noi possiamo vedere un video già esistente su un telo bianco, e in quel caso parliamo di proiezione, oppure possiamo creare un video da proiettare in un futuro e in quel caso parliamo di ripresa.

In particolare è interessante la parola “ripresa” che tende a descrivere un qualcosa che già c’è e che io prendo per una seconda volta, come se fosse qualcosa che stava per cadermi dalle mani e che io, appunto, “ riprendo”.

Anche la parola “proiezione” non è da meno.

Nella sua etimologia significa “lanciare qualcosa” (proiettile da proietto).

Quando io proietto, lancio qualcosa verso qualcos’altro.

Quando noi guardiamo un film al cinema è come se fossimo la parte finale di qualcosa che viene lanciato verso uno schermo e che rimbalza dentro di noi.

A differenza del video la fotografia ha una peculiarità che è solo della fotografia, quella di essere ripresa e proiezione allo stesso tempo.

Questa particolarità nasce dal fatto che la fotografia non ha movimento mentre noi  percepiamo la realtà come qualcosa che non è mai ferma

Chi scatta, mentre riprende qualcosa dal mondo, ne proietta parte del suo proprio scegliendo quel determinato rettangolo.

Chi ha provato a fare meditazione avrà di certo sperimentato che, nonostante gli occhi siano chiusi, noi continuiamo a vedere delle immagini dentro di noi.

E’ come se la fotografia congelasse una di queste immagini e ce le riproponesse proiettate attraverso una stampa.

Il tempo dello scatto di un’immagine è talmente tanto rapido che non sono mai gli occhi a vederla ma è qualcos’altro.

Il momento del click è qualcosa che sta a metà tra ciò che vedo e ciò che non vedo, ciò che credo di aver visto e ciò che ho percepito.

Se qualcosa è fermo manca lo spaziotempo che la descrive e nel nostro mondo lo spaziotempo è quello che da vita alla famosa “relatività”.

Ma ecco la magia, pur mancando lo spaziotempo nella fotografia questa risulta essere comunque relativa, perché chi la guarda le da significati diversi.

Anche se la fotografia rappresenta qualcosa di oggettivo, come un volto o una bottiglia, ognuno di noi la percepirà diversamente a seconda della forma del colore e del suo stato presente nel momento in cui la guarda.

Credo che la fotografia sia il nostro modo di cercare di percepire un tempo che non sia cronologico, quello che amo definire il tempo dell’anima.

È per questo che se osservo un’immagine per un tempo sufficientemente lungo  dopo un po posso percepirne il movimento, anche se la sua proiezione me la fa credere ferma.

Il tempo cronologico del nostro mondo si miscela col tempo congelato della fotografia e ne nasce una magia.

Il pescatore dell’immagine sopra l’articolo è immobile, congelato in un movimento, eppure se lo guardiamo abbastanza a lungo  percepiremo la rete che cade in acqua.

La fotografia è lo spaziotempo dell’anima.

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