AFRICA NERA EUROPA BIANCA

INS 193

Non conosco l’Africa e forse non conosco nemmeno l’Italia ma non è questo il punto.

Un paese è prima di tutto un luogo e un luogo e fatto di terra e la terra appartiene solo a se stessa…

sceglie di lasciarsi calpestare da noi uomini, ma non ne siamo i padroni, siamo solo i fortunati, quelli che hanno l’occasione di viverci sopra.

A volte l’idea preconcetta di conoscere qualcosa o qualcuno è solo la scusa che troviamo per giudicare, se poi oltre alla nostra presunta conoscenza subentra la paura dell’invasione allora il cerchio si chiude e si può prendere una posizione netta per dire un forte “si” o un forte “no” a seconda del nostro piano mentale strategico.

Cosa dire di quello che ho visto dell’Africa, o del granello di polvere che ho percepito io di quella terra immensa e piena di sfumature, anche se qualcuno la immagina “nera”.

Ho visto un luogo fatto di uomini come noi, coi nostri stessi limiti.

Ho visto un luogo dove si ride perché la cultura del pianto, quella europea, non gli appartiene.

Ho visto un luogo inconsapevole o forse silenzioso, come se le ingiustizie subite non venissero fatte parola perché il loro suono potrebbe distruggere anziché costruire…

e allora sono gli occhi a parlare.

Occhi che se li guardi di sfuggita sembrano accoglierti ma se li guardi a fondo trasudano dolore.

A differenza della nostra Europa, dove fotografare un bambino che non si conosce equivale quasi a stuprarlo, in Africa proprio i bambini sono i soggetti più facili da fotografare.

Girano liberi e accompagnano fratelli più piccoli, caricano barili d’acqua più pesanti di loro, caricano terra rossa su mezzi di fortuna, e poi giocano tra gli alberi e mangiano frutta.

Ti guardano come si guarda un’invasore, eppure ti accolgono e sono pronti a sorriderti.

In Africa non si corre mai e il lavoro serve solo per mangiare ogni due o tre giorni.

Senza affanno e con una buona dose di pigrizia, gli uomini consumano le giornate sotto un’albero ad aspettare, le donne di solito lavorano, ma non è una regola fissa.

Non c’è cultura, questo è vero, non sanno della storia ma riconoscono un telefonino e fanno anche riprese, come noi europei.

E’ come se ci fosse un salto tra il loro essere a contatto con la Natura e la tecnologia, senza il percorso ad unire i due poli.

L’Africa immagina il mondo bianco, e se lo immagina come un posto di possibilità

e l’Europa giudica il mondo nero, come se sapesse di cosa sta parlando.

L’Africa è ricca e per questo è povera, e L’Europa è povera e per questo è ricca…

Ma l’uomo è lo stesso e sono le possibilità a tracciarne i confini e il valore.

L’Europa offre più possibilità di odiare e quindi, potendocelo permettere, odiamo.

L’Africa non si può permettere di odiare, non ha la cultura e gli extra per farlo.

Se sapessimo che noi uomini siamo in un luogo non luogo e in un tempo non tempo, forse potremmo cominciare a capire dove siamo veramente…

Potremmo cominciare a smettere di espanderci gonfiandoci come un cadavere trasportato a riva dal mare…

Siamo padroni di niente che distruggono tutto….

Il razzismo è solo un’idea di uomo che non ha la minima idea di cosa sia un’uomo e nemmeno lo ricerca…

Ci sarà sempre una ragione per odiare pronta li da raccogliere, e ci sarà sempre una ragione per amare nascosta tra rovi fatti di mille spine.

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