LE SFUMATURE…

INS 207

Quando si vuole intraprendere un cammino di conoscenza esistono dei passi da compiere a mio parere.

Cominciamo col dire che non tutte le cose possono essere imparate e comprese allo stesso modo da tutti, esistono delle tendenze che se sono molto accentuate vengono definite “talento”.

Esistono anche delle deficienze su cose che fatichiamo ad imparare, e in quel caso il percorso sarà più lento e con meno soddisfazioni probabilmente.

Così come le deficienze non vanno prese con giudizio negativo e bassa autostima, allo stesso modo non c’è nessun merito in un talento.

I nostri meriti, se mai ne cercassimo, sono nella volontà che mettiamo nel colmare le nostre deficienze e nell’alimentare i nostri talenti e nessuno dei due percorsi è facile.

In fotografia, come in qualsiasi altra cosa, esistono i talenti ed esistono le deficienze.

Giovanni Gastel è solito ripetere una frase di Picasso; IL TALENTO SONO 8 ORE DI LAVORO AL GIORNO.

Come non essere d’accordo, solo che questa affermazione non nega il fatto che esista una forma interiore che ci predispone a qualcosa.

Noi esseri umani siamo fondamentalmente pigri, deficitiamo tutti in costanza e volontà, le cose che facciamo con costanza di solito sono quelle che ci vengono imposte, ecco perché molti talenti rimangono inespressi, perché il talento è un dono, non una imposizione.

Alimentare un talento è una presa di responsabilità verso noi stessi e gli altri, e verso una qualche forma di fede, un messaggio che ci parla di noi e che ci dice:

“ Se questa cosa ti viene facile significa che devi esprimerla ai livelli più alti che puoi”.

Quando si supera la fase pigra e si comincia a coltivare il proprio talento arriva l’altro rischio, quello più grosso, il nostro ego che si gonfia e che comincia a prendersi i meriti dei risultati raggiunti.

L’ego è uno strumento potentissimo, ci sono persone assolutamente prive di talento che alimentano così tanto il loro ego da ottenere risultati altissimi nonostante le loro scarse capacità.
Il più delle volte sono risultati fittizi che si esprimono in materialità spesso con scarsa sostanza, ma per molti questo è più che sufficiente per essere soddisfatti della propria vita.

L’ego è un nemico perché non è interessato al percorso ma all’arrivo, e nella realtà esistono milioni di percorsi ma non esiste nessun arrivo, semmai ci sono traguardi che sottendono ad altri traguardi.

Quello che credo di aver capito è che la crescita ha delle fasi:

All’inizio, se c’è un buon impegno, si ottengono risultati visibili in un tempo relativamente breve;

è come quando si passa da “zero” a “qualcosa”, è chiaro che il risultato è evidente… i problemi nascono dopo un po’, quando i risultati non sono più visibili a occhio nudo e diventano delle sfumature sempre più fini.

L’ego si ciba dei risultati visibili ma non sa che farsene delle sfumature, e lo stesso ego che ci ha spinto a grosse falcate verso i primi passi, ci annienterà nel momento in cui i risultati saranno lenti, poco evidenti e privi della considerazione degli altri.

Io credo che il vero percorso comincia con le sfumature, con quelle microinformazioni visibili solo a chi le percorre.

Chi non vede le sue sfumature non ha mai visto nulla di se ed è stato tutto il tempo a giudicare se e gli altri, a prescindere dal fatto che il giudizio fosse positivo o negativo.

Credo che sia questo il motivo per cui tutti si innamorano ma pochi amano:

Innamorarsi è facile  e sembra non avere controindicazioni;

amare significa essere disposti a morire nel proprio ego a vantaggio di un cammino più profondo.

Una foto di un grande autore ha tutte le sfumature della ricerca sua interiore…
se l’autore ha fatto un buon lavoro ci sarà molta realtà e pochissimo ego…

saranno quelle foto che nessuno capirà ma che tutti apprezzeranno, perché la verità tutti la riconoscono ma pochi la cercano.

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