I GRANDI FOTOGRAFI AMANO LA LUCE…

INS 233

A volte mi ritrovo ad entrare in un bar piuttosto che in un’altro  non tanto per il caffè che comunque è importante, ma per la luce che c’è.

Amo quei posti dove tutto è illuminato e il bianco predomina, dove le ombre sono leggere e tutto è leggibile dall’occhio, anche dal mio oramai distrutto dal computer.

Quando un’ambiente è illuminato è come se avesse tutte le frequenze possibili.
Anche la respirazione cambia dove c’è luce.

Ho sempre amato la luce naturale, anche nelle mie fotografie, e ho sempre parlato male della luce artificiale ed elettrica fino al mio viaggio in Africa.

Ricordo che stavo vicino all’equatore in Agosto e la giornata era cortissima.

Alle 6.30 già cominciava a farsi buio e in un paesino come quello dove mi trovavo io l’illuminazione elettrica era praticamente assente…

stranamente era presente solo in Chiesa (cattolica anche li) che come al solito fa valere ovunque i suoi 2000 anni e più di vita su questa terra.

Ricordo la frustrazione di mangiare al buio o a una luce appena fioca,

ricordo che camminavo rischiando continuamente di scontrarmi con gli abitanti del luogo che, in quanto neri, erano difficilmente visibili nel buio totale,

meno male che a volte mi aiutavano i loro abiti colorati che rimandavano qualche timido bagliore di luce ancora presente nell’atmosfera.

Dal mio ritorno dall’Africa ho apprezzato anche la luce artificiale e ho cominciato ad usare il flash con più costanza,

quasi come se mi sentissi un peccatore nel non utilizzare certi sistemi che in altri luoghi del mondo sono praticamente assenti.

 

Ho pensato ai paesi del nord Europa ai loro cieli grigi e alle loro notti infinite,

alla loro pelle bianca che li fa somigliare ad alieni e alla loro scarsa vitalità. Per non parlare dei suicidi che avvengono dove il Sole è assente per molto tempo.

Ne ho concluso che siamo fatti di luce e non solo di carne e ossa.

Anche se questa mia deduzione la mistica prima e la scienza poi l’hanno resa nota centinaia di anni prima di me, la consapevolezza di questo fatto resta una cosa personale che va al di la della semplice nozione.

Quando ti muovi nella luce e ti lasci cullare allora comincia a vedere:

Cominci a percepire la leggerezza di un raggio di sole delle mattine invernali che carezza con infinita dolcezza la terra,

comincia a recepire la forza del Sole d’estate che annerisce le ombre di una finestra del centro…

e allora cominci a capire che la luce è la vera maestra di vita perché accoglie tutti, anche quelli nell’ombra…

La fotografia è mistica della luce, non la luminosità di un’obiettivo…

se non si capisce questo, amici miei, non si fotograferà mai…

 

Se non conosci la dolcezza della luce, un nudo femminile non sarà fatto di curve divine ma di sciatta pornografia,

un paesaggio non sarà armonia di colori e forme ma sarà una volgare riproduzione di quello che abbiamo creduto di vedere,

un volto non sarò un’anima ma una maschera di carnevale…

 

I grandi fotografi non fotografano grandi cose ma semplicemente amano la luce…

e amando la luce la fanno amare a chi guarda le loro fotografie.

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