IL FOTOGRAFO È UN GIOCATORE D’AZZARDO

INS 260

Pensare alla luce è qualcosa che può dare i brividi.

Già l’idea che non tutti gli esseri viventi percepiscano il mondo allo stesso modo fa riflettere, ma oramai la scienza stessa ci ha dato risposte che spesso superano di gran lunga la nostra reale capacità di comprensione.

Lo spettro elettromagnetico è lungo km, almeno quello che noi siamo in grado di catalogare di tale spettro.
La parte visibile dello spettro, ovvero tutte quelle onde elettromagnetiche che il nostro occhio può percepire come “luce visibile”, è uno spazio che va da 400 a 700 nanometri ( un nanometro è un miliardesimo di metro)…

In pratica tutto quello che percepiamo per visibile all’interno dell’Universo è un granello di polvere su un granello di polvere e tutta la nostra vita, le nostre aspirazioni, la nostra esistenza, si basa su questo infinitesimo numero che corrisponde a una serie di eventi che a un certo punto si sono messi d’accordo affinché noi potessimo sperimentare quella che chiamiamo “vita sulla terra”.

Un’idea di come stanno realmente le cose la possiamo avere quando è buio e ci ritroviamo su una montagna senza luci elettriche e senza luna visibile ad illuminare. A un certo punto si comincia a guardare il cielo e si scopre che la quasi totalità di quello che ci circonda corrisponde al buio.

Poi vediamo quei pallini luminosi che chiamiamo stelle e sappiamo che stiamo guardando un qualcosa che viaggia nell’universo da millenni per potere arrivare a noi sotto forma di punto di luce.

Una volta fatto questo ragionamento proviamo a pensare alla fotografia che gioca con la luce ma ancora di più gioca col tempo.

La fotografia crede id catturare una microporzione di mondo visibile che è una micromicromicromicro…porzione di qualcosa di talmente immenso che difficilmente possiamo concepire.

La verità è che nonostante noi giochiamo al realismo, non siamo altro che una scommessa che si regge su una serie di fattori talmente tanto precisi che una vittoria al superenalotto sembra un fatto quotidiano.

Eppure l’uomo da questa porzione di mondo riesce a tirare fuori un senso.

A volte il suo senso è distruttivo,  a volte è costruttivo, ma pur sempre di senso si parla.

E noi fotografi siamo i gli scommettitori più folli:

Siamo in grado di scommettere che un duecentocinquantesimo di secondo su un sensore 24×36 (cm..circa) possa descrivere una verità,  o comunque un qualcosa che abbia la dignità di essere guardato e interpretato.

Il fotografo, malgrado l’ego e il carattere di qualcuno, è sempre un sognatore, uno che crede nel miracolo perché sa che il mondo si fonda sul miracolo.

Nessun giocatore d’azzardo, nemmeno quello che ha scommesso tutta la sua esistenza sul rosso o il nero, potrà mai essere così folle quanto un fotografo:

IL FOTOGRAFO SCOMMETTE CHE UNA PULCE DI UN GRANELLO DI POLVERE SU UN GRANELLO DI POLVERE POSSA RIEMPIRCI IL CUORE…

IL FOTOGRAFO SCOMMETTE CHE IN OGNI MICROPARTICELLA DI VUOTO C’È VITA E LO FA CERCANDO NEL VUOTO CHE GIOCA A SEMBRARE PIENO.

IL FOTOGRAFO È UN NARCISISTA-GUARDONE E SCOMMETTITORE CHE BASA TUTTA LA SUA VITA SUL FATTO CHE CIÒ CHE IMMORTALA SARÀ VERO PROPRIO PERCHÈ È FALSO.

Ecco perché quando un fotografo smette di sognare il tempo continua a essere quell’illusione che ci tiene nel sonno.

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2 thoughts on “IL FOTOGRAFO È UN GIOCATORE D’AZZARDO

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