IL FOTOGRAFO È UN KILLER

INS 265

Mi rendo conto che certe parole sarebbe meglio non utilizzarle proprio per la loro molteplice singificanza.

Questo vale anche per le parole che crediamo di conoscere e che pensiamo di utilizzare tutti allo stesso modo e con lo stesso significato.

Certe parole sono come la fotografia, ognuno gli dà il suo senso a prescindere dal senso originario.

La parola “morte” ha a che fare con qualcosa che si consuma e che arriva al massimo logoramento che però, in natura, non ha un’accezione negativa ma trasformativa.

Quando qualcosa muore finisce di essere in uno stato di equilibrio per cercarne un’altro.

In questo senso ogni fotografia è una morte.

Ogni volta che il fotografo scatta, muore quella realtà in divenire per essere immortalata in un’altro contesto e in un’altro tempo.

Noi fotografi siamo dei killer del divenire… uccidiamo l’azione per trasformarla.

Naturalmente la scienza ci insegna che nulla è mai fermo ma in continuo divenire:

Per dirla con una frase di un vecchio film “L’AMORE È COME LA LUNA, O CRESCE O CALA”.

In questo senso tutti i fotografi fanno morire delle realtà:

Alcuni le trascendono

altri le discendono… 🙂

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