COSA PENSERÀ IL MARE…

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Chissà cosa penserà il mare degli occhi distratti che lo guardano in estate..
del rumore di rimando delle urla sgraziate dell’invasore..
 
e della solitudine del suo inverno quando riporta sulle spiagge vuote l’eco del nostro non capire…
 
Chissà cosa penserà il mare quando carezza i piedi agli uomini
e si lascia galleggiare da pescatori, profughi o petroliere…
 
E quando copre il sole per donarci un tramonto…
 
Me lo immagino sorridere come fa una madre coll’ingenuo figlio…
 
Ci guarda umile nella sua infinita grandezza e continua a cantare
con quella costanza infinita che nemmeno la stupidità umana può minimamente avvicinare…
 
E aspetto che l’invasore vada per venirti a contemplare…

“È GIÀ IERI”

INS 378

Ricordate quel film, “il giorno della marmotta”?

Ma si!
Quello di quel tizio che rimane bloccato per anni nello stesso giorno.

In realtà a me piace molto anche la versione Italiana con Antonio Albanese intitolata “È già ieri”…

ad ogni modo mi ha dato da pensare.

Lo so che la metafora del film è semplice:

tratta del senso della vita, del tempo, di quello che ne facciamo, dell’amore che cambia il nostro modo di vedere, della meccanicità nella quale siamo incastrati…

Ma il messaggio più forte forse è nell’idea di fede che ha il film.

Naturalmente non parlo della fede cattolica ma della fede come forma di propensione alla vita.

Nel film il tizio le prova tutte:
fa il bravo, il cattivo, ci prova con ogni donna, si suicida ma nulla, non riesce a uscire dal loop.

Ogni mattina è la stessa mattina e tutto quello che ha creato il giorno prima scompare.
Le amicizie, gli amori, le esperienze, a parte lui nessuno intorno si ricorda di nulla.

Nel film lui riesca a vivere il giorno successivo solo quando vive un’amore sincero e privo di aspettative, in quel momento il meccanismo si sblocca e lui può andare avanti.

Ho pensato :

e se quel giorno fosse una fotografia?

 

Io sono circondato da mie fotografie.

In particolare ne ho una grandissima di due cigni che stanno con la testa sotto l’acqua in cerca di cibo.

Quella foto la guardo distrattamente ogni giorno perché tanto la conosco.

L’ho scattata, l’ho postprodotta, l’ho stampata e l’ho attaccata al muro…

so tutto di lei.

Dopo aver visto quel film mi sono fermato a guardarla con attenzione e mentre la guardavo l’ho vista cambiare….

Particolari che non avevo mai visto emergevano, le nuvole mi sembravano disegni e i due cigni, ci avrei giurato, sembravano muoversi.

Allora ho capito un’altro insegnamento che può darci la fotografia:

Se ne sta li, immobile, fingendosi sempre uguale affinché noi, guardandola, possiamo finalmente cambiare attraverso la sua visione.

Questo non vale solo con le foto già scattate ma anche con quelle che scatteremo.

Dovremmo avere fede in quell’istante di tempo in cui la includiamo per potere fare in modo che quei confini si espandano dentro di noi.

La foto si finge ferma per dare modo a noi di muoverci nello spazio che conta,

quello spazio che sta tra la nostra vita sulla terra e la nostra essenza infinita.