DALL’ALTRA PARTE DELL’AZIONE ( Buon Ferragosto)

INS 294

Come ogni fotografo che si rispetti ama fare, cerca sempre la posizione da cui può vedere,
e quella posizione è sempre dalla parte opposta all’azione.

 

Sto leggendo “La camera chiara” di Roland Barthes e ci sto mettendo molto tempo, nonostante sia un libro di poche pagine, ma il modo ampolloso con cui è scritto me lo sta rendendo ostico.

Un libro molto autoreferenziale quello del filosofo dove lui cerca di catalogare la fotografia dal punto di vista di chi non è fotografo e cade sempre nello stesso circolo vizioso tra la verità dell’immagine, la sua immortalità e la morte in senso più ampio.

In particolare vive con grande dolore un’immagine ritrovata di sua madre(oramai morta) in cui lui vede quella verità che riporta al suo ricordo la sua madre autentica seppure la foto la ritragga in eta fanciullesca.

Barthes narra del dolore e della violenza della fotografia che riporta in vita una persona che non c’è più facendola sembrare viva nel momento in cui si guarda la foto.

Il dolore è ancora più forte, a suo dire, perché nella fissità della fotografia non esiste la fine che invece accade nella vita.
Quella persona che non c’è più continua a essere in una immagine che è tanto più violenta quanto più è vera.

Certo che questa visione è assolutamente soggettiva e profondamente intima visto il tema trattato.

 

Nel libro, che ancora sto leggendo, fondamentalmente si dicono sempre le stesse cose e credo che finirà col concludersi in questo limbo dove l’autore confermerà per l’ennesima volta l’ambiguità della fotografia e della sua collocazione logica e oggettiva.

Naturalmente manca il punto di vista del fotografo che ha delle caratteristiche che il fruitore non fotografo non potrà mai avere e cioè che il fotografo non cerca mai una verità nelle immagini ma la sua verità, questo anche quando cerca di essere più oggettivo possibile.

Molto dipende dal pregiudizio che il fotografo ha verso la fotografia e verso se stesso…
a volte dipende anche da quello che gli è stato chiesto dal committente e il più delle volte dipende dalla situazione.

Prendiamo ad esempio un ritratto fatto a una persona:

Il fotografo che crede nel documento tenderà a ritrarre una persona nel suo ambiente dando grande importanza al costume e al luogo nel quale il soggetto è ritratto,

un ritrattista vero e proprio cercherà la sua visione di quella persona e il suo carattere,

l’artista cercherà la profondità della sua anima..

Ma in ogni caso nessuno starà fotografando il soggetto ma se stesso.

E chi guarda la foto?

Se chi guarda conosce la persona ritratta cercherà la verosimiglianza tra la foto e l’idea che lui ha di quella persona,

se chi guarda è uno storico sarà attratto dal luogo e dagli abiti,

se chi guarda è un’altro fotografo osserverà la capacità del collega e penserà a come l’avrebbe scattata lui… e via dicendo.

Abbiamo messo in campo solo pochi possibili incroci in cui la foto prende vita tra chi scatta e chi guarda, ma le possibilità possono moltiplicarsi all’infinito perché la fotografia non è una cosa sola e univoca ma è un qualcosa in continua trasformazione.

La fotografia è quella cosa che risponde meglio alle ultime scoperte della fisica quantistica dove si afferma che l’osservatore influenza la cosa osservata
solo che nella fotografia è osservatore sia il fotografo che la scatta che colui che la guarda quindi l’influenza ha aspetti infinitesimali.

L’unica cosa che il fotografo sa è che per poter fotografare deve esser fuori dall’azione…

il suo essere nell’azione è nel suo scatto non nella sua presenza…

Il fotografo sa che può raccontare solo se non sta dove stanno gli altri con la differenza che mentre racconta non ha un pubblico davanti ma ha solo l’istante in cui fa click.

Il fotografo sa che dal click in poi quella foto avrà vita a se e che ogni giudizio sulla stessa sarà solo l’interazione del pregiudizio di chi guarda con l’interazione del pregiudizio di chi ha scattato.

Da questi due pregiudizi potrebbe nascere una verità assoluta che non avrà nulla a che fare col fotografo, col soggetto fotografato o con l’osservatore…

Sarà la verità di un’energia insita nel senso stesso della verità, il suo divenire nel rispetto delle leggi universali.

Sarà per questo che a Ferragosto, passeggiando per la città vuota, mi stava venendo in mente un lavoro fotografico sui cartelli sulle serrande di “chiuso per ferie” .

Mi dico ogni tanto, ma non potevi startene al mare come tutti gli altri?

E mi rispondo sempre:
ma come faccio a guardare se mi trovo dove dovrei guardare?

E poi sinceramente lascio agli altri stare dove stanno gli altri, io cerco da sempre a fatica dove stare io.

Buon Ferragosto a tutti.

Annunci

2 thoughts on “DALL’ALTRA PARTE DELL’AZIONE ( Buon Ferragosto)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...