LA FOTOGRAFIA, IL MANTRA SILENZIOSO

INS 385

Ascoltavo il Filosofo Galimberti che spiegava con grande semplicità qualcosa che secondo me non è chiara a molte persone, anche a quelle che hanno studiato per anni:

Galimberti diceva che noi possiamo pensare in base a quante parole conosciamo; se non abbiamo nella nostra consapevolezza le parole non abbiamo il mezzo per pensare. Ecco perché la maggior parte dei pensatori e degli inventori vengono da paesi con delle lingue ricche di sfumature, prima su tutte la Grecia.

Un’altra interessante considerazione fatta da Galimberti era legata al fatto che la prima forma di comunicazione è stato il suono emesso dalla natura che, replicato dall’uomo con la bocca, è diventata l’odierna musica che poi è divenuta col tempo linguaggio parlato.

Quindi la musica, seppur nelle sue manifestazioni più rudimentali, è stata la prima forma di linguaggio.

Naturalmente io, da fotografo, ho subito cercato di inserire il linguaggio fotografico nel suo ragionamento e mi è venuto in mente che la fotografia potrebbe essere definita il “LINGUAGGIO DEL SILENZIO”.

Non che in epoche passate non esistessero arti figurative che potessero in qualche modo esprimere un linguaggio del silenzio analogo ma la fotografia ha una caratteristica unica:

La fotografia può essere molto più veloce e molto più lenta dell’occhio che guarda e ci restituisce un’immagine molto vicina a quella che percepiamo come realtà visiva attraverso l’apporto, tutto sommato oggettivo, della macchina fotografica.

Non è come la pittura che ha bisogno di ore per essere realizzata,

la fotografia comunque nasce in un click.

La fotografia si dice che fermi il tempo, e questo lo sostengo anche io, ma proviamo a pensare alla fotografia come qualcosa che ferma il suono, come a un mantra sospeso che ripete per sempre il suo gesto silenzioso.

Pensiamo a un’onda del mare che congelata in una immagine continua col suo suono sordo, o alla risata di una persona che continuerà per sempre una volta immortalata in una fotografia.

La fotografia è nata nel 1839, perfettamente a metà tra le due rivoluzioni industriali, è figlia della rivoluzione industriale e delle scoperte meccaniche e chimiche che caratterizzarono quei due secoli..

è curioso vedere come l’arte del silenzio è nata nel momento in cui il mondo inventava la sua massima confusione fatta di macchine e rumori meccanici.

Il silenzio è il vero linguaggio fotografico infatti può tranquillamente interagire insieme a musica o parole…

Anche nella musica esistono le parole ma entrambe si aiutano nella ricerca del significato dell’emozione che tentano di smuovere, chi canta con la parola deve seguire la musica, invece la musica che scorre durante la proiezione di una serie di fotografie enfatizza il linguaggio dell’immagine, le da un senso.

Nella fotografia e nel suo silenzio è l’osservatore a modificarsi perché l’assenza di suono è una possibilità infinita di udire suoni…

Una canzone ci emoziona o non ci emoziona e la sua vibrazione è un’atto comunque prevaricante su di noi,

la fotografia nella sua essenza vibra a frequenze altissime che per essere ascoltate hanno bisogno che l’osservatore si fermi nel silenzio ad osservare anche per ore.

Sapete che il suono, a differenza delle onde elettromagnetiche , ha bisogno di un mezzo elastico nel quale propagarsi…?

Detta in altre parole la luce viaggia anche nel vuoto il suono ha bisogno di essere “costretto “ per esistere.

La luce colpisce un oggetto e torna indietro alla medesima velocità che è poi la costante di Einstein e della sua relatività.

Ecco perché la fotografia è il linguaggio del silenzio, perché viaggia nel vuoto attraverso una forma bidimensionale immortalata dalla fotocamera…

La forma descritta dalla luce non è ferma ma è impressa, il suono invece vibra in noi.

La magia sta nel fatto che la forma impressa di una fotografia, se osservata nel tempo, comincia a vibrare, come un mantra silenzioso.

L’uomo vive con inconsapevolezza questo linguaggio rivoluzionario che è la porta per la nostra consapevolezza interiore;

continua a urlare e a fare “boccaccie” davanti al telefonino mentre si autoimmortala:

Sembra quasi che il rumore prodotto dalle persone durante lo scatto serva a non accorgersi del silenzio di una fotografia che lo porterebbe troppi in profondità.

La fotografia ha pochissimi anni, è ancora troppo presto…

chissà, forse tra 100 anni questo linguaggio verrà utilizzata secondo il suo reale valore.

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