IL TRONCO FINTO…

INS 265

Avete presente quei film americani dove c’è il capo seduto alla scrivania che intima al suo sottoposto che se vuole conservare il suo lavoro deve guadagnare un tot entro fine anno?

Naturalmente il suddetto sottoposto è il protagonista del film  e più il film si avvicina alla commedia romantica più noi sappiamo che alla fine ce la farà  e di certo conoscerà anche la donna della sua vita.

Naturalmente avrà  l’idea geniale che farà improvvisamente impennare le quotazioni dell’azienda e riuscirà anche a smascherare il collega subdolo che cercava di fargli le scarpe malgrado non avesse nessun talento.

È una trama che si ripete centinai di volte in quei tipi di film e tutto sommato siamo contenti che il bene alla fine vinca, anche quando abbiamo chiaro nella testa che è tutto piuttosto irreale.

Quello che non ci dicono nel film è che l’anno dopo quell’azienda dovrà guadagnare di più e il capo chiederà di più ai suoi sottoposti, e lo farà anche l’anno dopo e quello dopo ancora.

Mentre l’azienda guadagnava e il nostro protagonista collezionava successi lavorativi su successi che cosa è veramente cresceva in lui?

Forse il suo conto in banca (e non è detto), forse il suo ego, di certo avrà dovuto dedicare quasi tutto il suo tempo alla causa.

Verrà un giorno in cui l’azienda non guadagnerà di più, le cose andranno peggio e forse lui sarà licenziato.

A quel punto tutti i suoi successi saranno annientati da quell’unico insuccesso.

Lui si sentirà un fallito perché avrà perso, e non sarà il ricordo delle vittorie passate a sanare la ferita e a fermare il dolore perché l’ego e l’ambizione non hanno mai un limite e sapete perché?

Semplice, perché quelle ambizioni non erano le sue e l’insuccesso è venuto a ricordargli che tutto quello che aveva fatto fino a quel momento in fondo non lo ha portato da nessuna parte.

Si potrebbe quasi dire che l’unico momento vero della sua vita corrisponda a una sconfitta.

Certe fotografie sono così, sono la copia di una copia di una copia che sembrano funzionare e che a tutti piacciono, noi continuiamo a fare quel tipo di fotografia perché ci gratifica ma in fondo non facciamo altro che ripetere lo stesso copione, poi un giorno quel tipo di foto non piace più e allora noi scopriamo di non sapere fotografare.

È da quel momento comincia tutto, proprio da quando capisci che non ne sai nulla.

Questa foto mi ricorda questo concetto:

C’è un cartello girato che per l’illusione ottica sembra fare da tronco ad un albero.

Se uno rimane nella stessa posizione potrebbe credere che è proprio così che stanno le cose

ma se prova a spostare lo sguardo, a girare intorno al cartello scoprirà due cose:

La prima è che l’albero ha un suo tronco indipendente dal cartello e la seconda è che sul cartello non c’è scritto niente.

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