TUTTO E’ UNO

_MG_7453

Un semplice sasso grigio su una strada grigia mi ha aperto un mondo.
Un osservatore poco attento vedrebbe solo un sasso in questa immagine,ma l’idea di questo grigio uguale che si staglia tra luci e ombre mi ha fatto tornare in mente la frase che spesso si sente nominare ultimamente “Tutto è uno”.
Proprio il titolo di questa fotografia.
Come il mondo della forma si disegna in un universo nato da un’unico gesto divino,non è un’insegnamento che ho avuto da un maestro zen,ma da un semplice sasso gettato su una strada asfaltata.Una fotografia nasce nel confine di un fotogramma ma se ha qualcosa da raccontare supera quei confini nell’istante stesso in cui la osserviamo.

LA CECITA’

10931180_822262701173012_248762456865730353_n

Quest’immagine per me rappresenta la cecità.
Un volto che crede di vedere ma non ha occhi per farlo.
La cecità è l’elemento che contraddistingue i nostri tempi moderni ed ha mille sfaccettature:
C’è la cecità di chi non vuol vedere,completamente disinteressato a tutto ciò che non corrisponda a un benessere materiale,c’è la cecità di chi crede di vedere,forse la peggiore,la cecità di chi guarda ma non vede e la cecità dell’anima che è quella che ho cercato di rappresentare in questa immagine.
Questi sono due manichini in una vetrina di moda e,come tutti i manichini che mi sono trovato ad osservare,sembrano guardarci da quelle vetrine,vestiti con capi firmati,e indicarci nella loro cecità come diventare ciechi.
Un manichino inerme in una vetrina,chiuso e mostrato alla folla che passa,al giorno d’oggi attira più l’attenzione di un gabbiano che vola nel cielo…La fotografia è tornare a vedere,voglia di scegliere cosa inquadrare e mostrarlo al mondo.
La fotografia è quel modo che abbiamo di fare una scelta decisa racchiusa in un fotogramma;la scelta può essere giusta o sbagliata,profonda o banale,ma è comunque un scelta…scelta di tornare a vedere il mondo con curiosità,scelta di tornare a ritagliare dal mondo delle pillole di verità che ci aiutino a tornare alla nostra essenza e al nostro cuore.
In fondo anche i manichini in questa vetrina,se avessero occhi,potrebbero imparare a fotografare.

LA CONSAPEVOLEZZA DELLA LUCE

11045378_816845021714780_6600927577690889333_n

La cosa più bella che mi ha donato la fotografia è stata la consapevolezza della luce.
Ho cominciato a guardare la luce come una madre divina che trasforma le cose,che si poggia sul mondo per donarle un senso un calore e una forma.
Le ore migliori sono l’alba e il tramonto perché noi apprezziamo meglio le cose quando iniziano o quando stanno per andarsene.Quella luce radente carezza il mondo con raggi dolci tinti di rosso e il mondo è in pace…nonostante le guerre che si fanno gli uomini,ogni tramonto riporta la pace.

LA FOTOGRAFIA CHE FERMA UN TEMPO MAI FERMO

10150774_652991254766825_7267897213590027311_n

A volte capita che noi fotografi fermiamo qualcosa di immenso e unico,qualcosa di così immenso che di certo non ci appartiene.Non so se si tratti di fortuna o di messaggi universali,so solo che quando succede ho la percezione netta che quando si fotografano certi soggetti qualcosa di molto più alto lavora per noi,il fotografo sta li a farsi attraversare dal fulmine di una verità, solo parzialmente consapevole di quello che sta accadendo o che sta per accadere.
Uno scatto fatto a un cinquecentesimo di secondo non può essere visibile agli occhi,ci vuole altro.
Metto qui sotto il commento della ragazza fotografata,forse è molto più importante delle chiacchiere che ho fatto fino ad ora.

LOGO BLOG

LA FOTOGRAFIA E LA PAROLA

10372644_674250685974215_924847404597236831_n

Credo che fosse un famoso fotografo che disse una frase del genere:
Parlare di fotografia è come cantare di ballo.
Credo che intendesse esprimere il concetto in base al quale ogni linguaggio ha la sua specificità e in parte sono in accordo con lui,la fotografia va diritta all’emozione che non ha bisogno del linguaggio parlato o scritto anzi,quando si tenta di spiegare un’emozione a parole spesso la si disidrata del suo senso originario.
Certo che la parola è limitata rispetto ad altri linguaggi e se fosse veramente utilizzata per spiegare una fotografia allora avrebbe ragione il fotografo della frase,ma io vedo il linguaggio della parola come una porta o meglio,come un dito che indica una minuscola porta.
Mi è capitato di tanto in tanto di dialogare con qualcuno di fotografia e non di rado le persone hanno aperto il loro cuore a una immagine solo perché chi la spiegava lo faceva con passione.Molte persone non avrebbero mai aperta quella porta o la avrebbero aperta più tardi se qualcuno non gliela avesse indicata.Oppure magari erano li in attesa che qualcuno gliela indicasse.
Immaginate la parola in fotografia come una poesia a una persona amata,certo che la poesia non descrive l’amore ma lo indica con delicatezza…

 

Credo che bisogna saper parlare di fotografia così come bisogna saper fotografare…ci vuole sensibilità,amore e passione…
LOGO BLOG