GLI ANZIANI DI KOUBRI (Burkina 17-8-2016)

_MG_0633

Qui a Koubri gli anziani sono sacri e vengono accuditi sia da familiari che dai vicini di casa, per loro è una cosa naturale farlo.

Le case di Koubri sono degli edifici minuscoli che spesso non raggiungono i 10 metri quadrati, le famiglie vivono in tante piccole stanze di questa dimensione che hanno al centro uno spazio aperto, come fosse un giardino solo che è fatto di terra rossa.

All’interno di questo cortile le famiglie cucinano, stendono i panni e fanno i lavori domestici. Ogni lavoro, che si tratti di lavare i panni o di lavare i piatti viene fatto a terra e non è raro osservare, tra panni appesi, bambini che giocano e mamme che cucinano, delle anziane signore sedute a terra col loro foulard colorati sulla testa, scalze e silenziose che se ne stanno li in una sorta di contemplazione.

Tutte le persone del paese conoscono gli anziani e se ce n’è uno che sciaguratamente è solo, troverà senza dubbio qualcuno disposto ad accudirlo.

Qui la vita è semplice, ridotta ai minimi termini, quelli che contano, nessuno prende la macchina per andare in città per fare un lavoro che lo stressa, nessuno ha l’automobile, gli spostamenti sono brevi e le famiglie hanno un reale senso sociale.

Pensavo alle numerose discussioni che i nostri politici fanno sul sociale o sul “problema degli anziani”:
e già la nostra vita assurda ha fatto diventare un problema ogni cosa che non produca soldi e quindi anche i bambini e gli anziani.

Qui si può osservare bene come il sociale non nasca dall’alto o da imposizioni fatte da qualcuno ma di come sia un elemento insito nella cultura; qui le persone sono sociali perché sanno che è l’unico modo giusto di vivere, sanno che aiutandosi riescono a vivere meglio.

Come al solito dove c’è poco da spartire le persone si spartiscono tutto…
Nelle nostre città non esiste un problema del sociale, esiste una società alla deriva che avendo perso il senso della vita, ha perso anche il senso di stare insieme.
Anche qui in Africa esistono contraddizioni e litigi, anche qui l’uomo ha i suoi limiti e le sue ottusità, ma il senso della vita ancora non lo hanno perso, il loro legame stretto con la natura e con le cose reali li portano, nella loro ignoranza culturale, a saperne molto più di noi.

FERRAGOSTO A KOUBRI (Burkina 16-8-2016)

La tradizione religiosa è molto importante qui in Burkina e, qui a Koubrì, convivono diverse religioni in maniera naturale e pacifica. Esiste una moschea a poche decine di metri da una chiesa cattolica e musulmani, cattolici e animisti si salutano senza nessun problema, nessuno viene visto con occhio diverso per via della religione.

Le feste di paese sono molto legate alla religione e ieri (15-8) c’è stata una festa dedicata alla Madonna che è stata portata a spalla da alcune donne per tutto il paese fino a raggiungere la chiesa, l’esatto equivalente della nostra processione ma con un fare più allegro con balli, canti e grida.

La messa cattolica è come la nostra, il rito è identico a parte l’integrazione con canti e popolari e con meno formalità rispetto a noi.Di contro qui le messe arrivano a durare anche tre ore e per me sono veramente troppe… se ci mettiamo che a stento capisco cosa dicono… ma ho comunque voluto seguire l’evento per entrare in contatto con questa parte della cultura del paese.

Flavian, in occasione del 15 Agosto, ha voluto fare dei sacchetti dono da distribuire ad alcune persone del posto; niente telefoni cellulari o moglie di Kalvin Klein, ma riso, caffè, sapone per lavare… insomma cose utili. Con Alina abbiamo consegnato tre di questi pacchi a delle signore anziane del paese ed è stato un bel momento.

In quella che potrebbe essere definita la piazza del paese per tutto il giorno sono continuati balli e canti ed è stato bello vedere le persone divertirsi e ballare in allegria, io mi sono limitato a fotografare anche se un paio di volte hanno cercato di coinvolgermi… Una bella giornata di festa conclusa con una pioggia violenta che ha allagato il paese ma senza togliergli il sorriso.

SENZA CONFINI… (Burkina 10-8-2016)

Nelle foto il Capovillaggio di Pikieko in Burkina Faso

Una cosa molto bella del paese di Koubri è che non esistono confini tra un terreno e l’altro, si può camminare tranquillamente all’interno di campagne senza trovarsi davanti uno steccato o una palizzata. Quei pochi recinti che si incontrano sono fatti di una rete sottilissima e servono ad impedire agli animali di mangiare il raccolto visto che gli stessi girano liberi.

Qui esiste ancora il capo villaggio che ha l’ultima parola su tutto, anche su una transazione tra terreni. La parola del capo villaggio conta più di un contratto scritto tra due persone. All’inizio non comprendevo bene il senso di questa cosa ma poi ho capito, il capo villaggio è l’ultimo baluardo di un mondo che, attraverso la figura del saggio anziano, conserva la tradizione e fa in modo che non si svenda il paese per soldi. Il capo villaggio è l’equivalente del maestro in india, la sua autorità nasce dalla sua esperienza non da titoli di studio e le persone lo rispettano per la sua sapienza. Ma non confondiamoci, spesso il capo villaggio non sa nemmeno scrivere, la sua è una sapienza superiore, una sapienza di vita.

A volte mi ritrovo a pensare se tutta la nostra cultura, tutto il nostro sapere e il nostro filosofeggiare sulla vita, non sia un modo per allontanarla da noi. Io non vedo nel nostro sapere occidentale nulla che ci aiuti veramente nella vita di tutti i giorni; certo, siamo più ricchi e più comodi, ma siamo anche sempre in guerra con noi e con gli altri e la nostra cultura è direttamente proporzionale alla nostra ignoranza. Qui si vive all’aria aperta ci si sveglia con la luce e si va a dormire col buio, la notte non fa paura, puoi attraversare un villaggio immerso nel verde nella più completa oscurità senza la paura di un ladro o di uno stupratore, se incontri qualcuno sul cammino ci sono buone probabilità che ti saluti e ti accompagni a casa…

Credo che noi occidentali siamo stati costretti a comprare una macchina a persona perché non abbiamo nessuno che ci accompagnerebbe a casa solo per il piacere di farlo…
Buona riflessione popolo moderno.

 

IL MERCATO SENZA CAPITALI (Burkina 9-8-2016)

Stamattina mi alzo e Alina mi dice di avere intenzione di andare al mercato di Koubri. Niente di strano visto che ci sono stato già il primo giorno di permanenza in Burkina. La cosa strana è che non siamo andati per comprare ma per vendere; infatti Flavian e Alina vendono un sapone prodotto per la Haily che sembra andare molto bene.
Pochi sanno che io prima di fare il fotografo ho fatto il commerciante ambulante per 20 anni, ho venduto abbigliamento intimo e quindi conosco bene l’ambiente del mercato da noi: invidia, gelosia, lamentela e frustrazione sono i prodotti tipici del carattere di un commerciante medio Italiano,questo a prescindere dall’incasso e dalla situazione economica, inoltre esiste un vero e proprio conflitto che spesso sfocia nella violenza, per la conquista di alcuni posti mercato rimasti liberi.
Immaginate la mia sorpresa quando oggi siamo arrivati e non solo ci hanno fatto posto prestandoci una sedia per sederci; ci hanno parcheggiato le bici all’ombra e comprato dell’acqua il tutto vicino a un’altra signora che vendeva saponi che non ha tradito la minima invidia. Qui i mercato è un luogo sereno e il commercio ha ancora quell’antico sapore di chi vende per vivere non per arricchirsi. Nonostante la povertà e i bambini che lavorano già dalla più tenera età, non ho visto un solo broncio o un solo accenno a una lamentela. Insomma molti commercianti che io conosco dovrebbero farsi qualche giorno qui per tornare a vedere le cose dalla giusta prospettiva.
Più sto qui e più appaiono forti le contraddizioni della nostra società che senza dubbio è affetta da qualcosa di molto grave,la malattia della paura e dell’inconsapevolezza rispetto alla vita.

Siamo veramente convinti che sia il bisogno che ha reso noi europei così conflittuali?
Non sarà che qualche parte della nostra mente ha smesso di funzionare?
Qui dove la povertà dilaga le persone si aiutano e offrono anche se non hanno niente, da noi i nostri averi sono solo la scusa per odiarci e avere paura di perderli…. Gran bel modo di vivere…

SI VA IN BURKINA FASO

Tra poco più di 24 ore partirò per il Burkina,un viaggio fotografico che spero mi riempia l’archivio e il cuore…Volevo salutarvi dal mio blog e spero che riuscirò a postare qualcosa durante la permanenza,se non dovessi riuscire ci vediamo a Settembre…