LA FOTOGRAFIA CHE NON MI PIACE, È QUELLA CHE DOVREI OSSERVARE MEGLIO

Ci siamo mai chiesti quale sia la parte di noi che giudica una fotografia? Siamo veramente certi che il nostro giudizio fotografico ci permetta di vedere? Riflessioni sul tema.

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LA DERIVA FOTOGRAFICA

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FOTOGRAFIA DI JAMES NACHTWEY:

Cosi come proviamo piacere immediato davanti a foto esteticamente appaganti, allo stesso modo proviamo un senso di repulsione o di dolore davanti a foto che sono esteticamente repellenti.
Appagamento e repulsione vivono nello stesso spazio e sono entrambi figli dell’emozione che per sua natura arriva a prescindere da noi. Sospendere il giudizio e osservare la fotografia come forma, è qualcosa che ci aiuta a entrare nell’oggetto con un giudizio diverso: non con il giudizio dettato dal pregiudizio estetico e morale, ma con la nostra forma nella forma della foto. Ecco perché questa immagine è una fotografia, perché non ha niente a che vedere con l’atto di violenza subito da questo viso, ma allo stesso tempo ha tutto a che vedere con l’atto di violenza subito da questo viso. Impariamo a distinguere il nostro dispiacere dal giudizio morale: dovendo giudicare l’oggetto della foto con razionalità, noi possiamo dire solo che non ne sappiamo nulla;  ma se la forma di quei segni si sovrappone alla nostra, allora avremo una percezione di verità. Al di la di questo il nostro sguardo sarà un mero riflesso che ci collocherà esattamente li dove il sistema vuole che ci collochiamo, nella deriva ipocrita moralistica. Ecco il pericolo della fotografia sociale, quella di confondere lo sguardo imposto con non nostro vedere…
il vedere sarà nostro solo nella forma… qui di sostanza non ce n’é …

AL DI LA DEL PRINCIPIO DI PIACERE FOTOGRAFICO

Ho molto riflettuto ieri sul fatto che qualcuno del mio gruppo facebook voglia rinunciare al contest intitolato: “Cosa non fotograferei”. Ne ho tratto una conclusione, ovvero che il contest stia entrando proprio dove speravo entrasse, ovvero nell’essenza stessa della fotografia. Sapete, io capisco tutti colori i quali continuano a girare intorno al principio di piacere visivo della fotografia, in fondo in una prima fase di approccio è anche giusto, in alcuni casi è proprio l’unico modo per relazionarsi con questo linguaggio, molti non andranno mai al di la “del principio di piacere” come direbbe Freud; ma chi ha difficoltà tali da voler mollare è perché ha cominciato a vedere l’essenza stessa della fotografia che non consiste nel mostrare agli altri quello che abbiamo visto noi, cosa che ho creduto per molti anni, ma consiste nel mostrare a noi quello che non vogliamo vedere. Questo mio discorso per molti sarà incomprensibile, altri lo comprenderanno a livello mentale, qualcuno lo avrà già dentro di se, di certo io vi mostro un orizzonte infinito: non tutti sono disposti a spingersi tanto in là… molti preferiscono trastullarsi tra street, paesaggio, e macro. Ricordate, quelli sono esercizi per allenare il cuore a vedere, non hanno nulla a che veder con il senso della fotografia. Se non volete indagare voi stessi, se non volete indagare il desiderio, allora continuerete a cercare il piacere come fase iniziale di un percorso più lungo. Quando il piacere non viene superato si fa droga ed ossessione e allora la fotografia non sarà più una protesi al nostro sguardo, ma diverrà una droga, e in quanto tale non ne potete fare più a meno pur non avendola mai veramente compresa.INS 1158