ARTE…(NULLA E’ SEPARATO)

_MG_3921La non dimensione e il non tempo sono il luogo dell’arte.Il paradosso e non la contraddizione sono il luogo dell’arte. Non servono artisti per fare arte, serve una connessione. Un riflesso in una barca affondata diventa qualcosa che nasce da qualcosa che affonda perché in questa semplice legge esiste tutta la dinamica della vita.Ma a ben guardare c’è bellezza ovunque, anche una barca che affonda,se il suo affondare è in coerenza col suo cammino, restituisce bellezza. Nessuno sa se gli abissi siano più accoglienti del cielo. Io credo che si somiglino, così come un atomo somiglia a una galassia.

Nulla è separato e tutto è uno.

FOTOGRAFARE L’ANIMA…

_ON_7885Cosa sappiamo della morte?
Nulla di più di quello che sappiamo di un lungo viaggio che dovremo affrontare.
Si vive con una sola certezza, che ce ne andremo da qui, cambieremo i vestiti che non saranno più fatti di carne e ossa, almeno non di questa carne e queste ossa, ma in fondo sappiamo solo che andremo,non sappiamo molto di più.
La morte appare come qualcosa di futuro, che avverrà, come un biglietto prenotato e lasciato aperto per un luogo ignoto. La maggior parte delle persone nasconde il biglietto sotto il cuscino, vive come se non lo avesse comprato e la notte ci dorme su sperando che il cuscino possa allontanarlo da se stesso.
Penso alla morte come alla nascita, qualcosa che accade nel non tempo e che non possiamo ricordare perché non è scritto nel tempo cronologico. Immagino la morte, per chi l’ha già attraversata, come una nascita, qualcosa che è accaduto ma della quale non si ha completa coscienza. Anche se i ricordi di molti si spingono fino alla pancia della mamma, in realtà non sappiamo nulla del sole, sappiamo solo dell’ombra, perché il sole sei tu e l’ombra è ciò che credi di essere. Non puoi vederti, se ti vedi quello che vedi è la tua ombra, ma puoi percepirti.
La vita è una lunga percezione di se, e per chi capisce questo, la percezione di se e degli altri diventa l’unica vera ragione… Percepire l’anima al di la della forma.
Questo gioco non finirà, finirà questo viaggio.
Cosa rimarrà? Questa è la domanda.
Rimarrà tutto ciò che è stato reale, ogni istante che sei stato connesso con l’Universo, ogni volta che hai saputo distinguere tra la percezione infinita di te e la sciocca ombra che ha giocato a ingannarti nella sua forma.
Tutto scorre diceva Eraclito, e tutto è un vortice che ha nel suo centro la massima espressione del movimento, un movimento talmente vorticoso da apparire immobile.
Perché fotografare l’anima? Perché è l’unica cosa reale… il resto e solo forma che gioca a sembrare sostanza.

FOTOGRAFARE CON GLI OCCHI…?

_ON_5526I sensi umani sono molti più di cinque, io credo che volendo approssimare per difetto arriveremmo a qualche milione di sensi divisi in miliardi di sensazioni. Quello che noi facciamo quando riduciamo le nostre sensazioni ai 5 sensi, è razionalizzare un qualcosa di non realmente razionalizzabile, almeno per l’utilizzo limitato che facciamo della ragione.

Un’altro errore comune è credere che i sensi servano a interpretare la realtà, come se fossero lo strumento che ci permette di conoscerci e senza i quali saremmo impossibilitati dal rapportarci col mondo. In realtà i sensi esistono per limitarci, se noi non avessimo questa forma corporea, se non avessimo dei sensi limitati a questa forma, la nostra esperienza sulla terra sarebbe impossibile perché saremmo immediatamente a contatto col tutto. Alcuni mistici, e non solo, attraverso alcune tecniche meditative sono arrivati a sperimentare la  loro infinitezza pur essendo ancora nel corpo fisico, molti parlano di vedersi fuori dal corpo, ci sono casi di persone che si trovavano in due posti contemporaneamente, insomma, quello che ci hanno insegnato a scuola non è una parte del vero, è semplicemente falso.

Veniamo a noi e alla fotografia, secondo voi si fotografa con gli occhi? Qualche fotografo, ironizzando, dice che la fotografia si fa con i piedi, perché bisogna camminare molto per cercarsi situazioni fotografiche e quello che dice ha la sua parte di verità, ma siamo sicuri che noi fotografiamo con gli occhi?  Tra l’altro è scientificamente provato che gli occhi non vedono ma sono solo dei buchi attraverso i quali passa la luce e che gli oggetti che vediamo sono solo impulsi elettrici interpretati dal cervello. Pensate poi alle moderne reflex in grado di scattare immagini a 1/8000 di secondo, m senza arrivare a tempi eccessivi, già 1/1000 di secondo è un tempo nemmeno immaginabile… bene, quando l’otturatore della macchina scatta a quella velocità voi potreste giurare di aver visto quello che accadeva? Certamente no. Ma esistono anche casi meno eclatanti, quello in cui si scatta un’immagine in una situazione senza movimento e poi si torna a casa e la si guarda al pc, improvvisamente escono fuori elementi che non avevamo visto, perfettamente bilanciati, che stanno li quasi a mostrarci la foto scattata da un’altro.

Potrei fare migliaia di esempi ma fermiamoci qui, il senso di quello che voglio dire è che l’occhio è come un buco nero ( non a caso le galassie e l’iride hanno la stessa forma), all’interno di quel buco nero si aprono mondi infiniti, se uno è a contatto con quel mondo allora l’immagine che ne verrà fuori sarà infinita perché per potere usare veramente il senso della vista, bisogna trascenderlo e farsi ciechi mentre si sta guardando.

Non è che la fotografia non ritragga la realtà, è quello che noi crediamo reale che non è la realtà… il mondo conosciuto ,la materia, non sono altro che impulsi elettrici, sono un pensiero collettivo di come deve essere un qualcosa, la vera realtà è quando guardando un’immagine cominci a viaggiare, le passi attraverso e vai così lontano da non saper più tornare indietro. Se ti accade questo stai vedendo la realtà.

IO FOTOGRAFO PER ME…

C’era una volta un fotografo che amava la fotografia.
Non scattava quasi mai ma aveva sempre la reflex con se, amava così tanto la fotografia da non usare mai la macchinetta per evitare che questo amore si rovinasse nell’attrito troppo fisico tra la sua mano e il corpo macchina.
Ogni tanto cedeva e scattava ma il suo amore grande non gli permetteva di far vedere le sue foto, erano personali… lui amava le fotografie e le sue foto così tanto da difenderle dall’invasore esterno, da colui che guarda le tue foto.

C’era una volta un tizio che amava moltissimo sua moglie. Un giorno la trovò a letto con un altro uomo e per dispetto si tagliò l’organo genitale.

IL PONTE

_MG_6505Quando si guarda una fotografia ci si dimentica sempre di ricordare un elemento costante che accomuna tutte le immagini,c’è uno che guarda la foto.Certo,ognuno potrebbe controbattere che chi sta guardando la foto sa di guardarla e quindi non ha senso questa mia affermazione.Vi insegno un esercizio;provate a guardare la fotografia pensando che quello che guarda non siete voi ma uno esterno a voi,improvvisamente la fotografia supera i confini che sembrano contenerla perché esiste qualcosa al di fuori di essa.Come questo ponte.Chiunque guarda questa foto pensa che il ponte sia quello che congiunge le due rive perché vede un uomo passarci sopra e anche se non si vedono le due rive siamo sicuri che che esistono.Ma se io non sono l’uomo ma sono il fiume che passa sotto? Ecco che esiste un’altro ponte tra una montagna e il mare..e io divento il fiume…e l’uomo è lo scoglio da superare per arrivare al mare.

Solo è l’uomo e solo è il fiume e si incrociano tra due ponti…si guardano,si incrociano e ognuno fa la sua strada.