RUGIADA…

Rugiada

Sospeso il mio pensiero…
Sottile consistenza d’esser vivo,

come ponte verticale…
tra cielo e mare

come presenza d’essere ed essenza
tra ciò che ora accade e l’infinito…

La vita è rugiada
che dolcemente atterra
su un mondo che è solo forma in divenire…

e dentro è solo luce quest’amore
che l’ombra vuol descrivere nel tempo

ma che s’appaga solo del suo andare
che poi è solo un eterno rimanere.

TONY MIROBALLO (13-4-2016)

FRAGILMENTE ETERNA

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Città di sassi rovinati

che ti affacci sui sorrisi della gente,

sul vociare scanzonato dei tuoi figli

che con due scherni e un po’ di confusione,

tirano il carro di giorni e di miserie.

Come le stagioni

che s’alternano alle storie della vita,

e trasforman l’uomo in cencio,

lasciandolo sul ciglio dei pensieri,

tu passi da ere mistiche

a lacrime che rigano i misteri.

Nel tramonto che t’arrossa

lasci il segno,

uno scarabocchio fatto in fretta

sopra quel muro rotto,

a scambiarsi più promesse

che rimpianti,

nella lotta quotidiana di due amanti.

Ti credi la regina del futuro

… e guardi indietro,

solitaria tra le grandi che hanno dato

onori, storia e fiumi di passioni,

adesso vivi in un presente immaginario

riflesso in pozzanghere di vetro,

a consumare i sogni che ti han dato.

Solitario va quell’uomo tra le vie

a girare gli angoli nascosti,

sperando dietro di trovarvi un segno

che porti in altri luoghi e in altre date,

sapendo che non potrà più esser ieri

… il tuo domani!

Le pietre sapienti che giacciono nell’ombra,

di arti e tragedie narrate da sempre,

aspettano fredde i pensieri silenti

che qualcuno saprà donar loro più avanti,

soltanto il sapere riesce a darci nuove forme

e coscienze guidate da un tremulo lume,

che riporta quei cuori, ormai persi da tanto,

a splendere ancora su altri volti e altre nubi.

Città rovinata dall’uomo e dal tempo,

smembrata dei fasti e rifatta man mano,

città rovinata da misere menti

che hai avuto fortune da quelle rovine,

scrollati un poco di dosso le pulci

che ti succhiano sangue

… in cambio di niente!

I. Angeletti – Le chiavi di pietra (2011-12) – Tutti i diritti sono riservatiFRAGILMENTE ETERNA

IL FASTIDIO DELLA PROFONDITA’

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Quanti davanti ad una immagine come questa vedono degrado e tristezza? Sicuramente la maggior parte delle persone. Delle porte chiuse su un muro scrostato in un palazzo certamente abbandonato. In più il bianconero che tra le sue pregiudizievoli prerogative è definito classico, elegante ma triste… Tutte parole vuote di chi non vuole vedere e di chi crede che la profondità sia buio.

C’è armonia in qualcosa che sta crollando e che si miscela con una natura che lo circonda… l’erba sembra volere accompagnare in armonia il degrado di un posto abbandonato. Ma riflettiamo, da chi è abbandonato il luogo? Dall’uomo. Cosa ci fa pensare che ciò che sia abbandonato dall’uomo sia solo e in degrado? Solo i nostri occhi che non sanno vedere la profondità armonica tra un palazzo che crolla accompagnato dalla natura che sale a baciarlo. C’è armonia in queste macchie e se smetti di guardare come ti hanno insegnato e cominci a sentire come hai sempre saputo (ma dimenticato), allora vedrai armonia tra le macerie della materia che si fa sottile, vedrai storia nei segni di un muro come rughe di un volto che sta cambiando.

LE SCELTE

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Grazie Igino per le tue poesie che si ispirano alle mie immagini.

Dissestata è la strada che si srotola innanzi al nostro cammino, e l’albero è crocevia …

ogni ramo una scelta come i bivi della vita. Si dividono i nuovi getti dal legno trascorso, a instillare il dubbio all’uomo,

a segnare il suo percorso.

Cantami o Madre dei sentieri di pace, delle tempeste dei cuori e del loro sfumare,

dello spegner le braci di cocenti passioni, e di come l’uomo bambino non ascolti ragioni.

È silente il pensiero, ma quando cade … è boato! È esplosione struggente di un concetto rapito dalle faccende del mondo e dal suo eterno rincorrersi dentro.

26 maggio 2012 I. Angeletti

– Il silenzio dei pensanti (2012) – 

…CUPO IL SOFFIO

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Oramai il connubio col grande Igino Angeletti è diventato reale… Grazie come sempre

Cupo il soffio del mio tempo a sbattere memorie come stracci, per asciugarle dal sudore del mio andare, come nubi senza vento private del vagare. Oriento qui nel centro il mio cammino, che angoli possenti ha sotto i piedi, per dare direzione a mille sguardi di anime perdute e ritrovate sotto passi doloranti e malridotti, di misere polene in alto mare. 18 Marzo 2016 (Igino Angeletti)