..SPECCHI D’OMBRA

_ON_7632A volte un punto di vista diverso rende il mondo svelato.

Questa rete e quest’ombra sembrano giocare tra realtà e fantasia…

Le ombre che non vogliamo vedere sono le nostre gabbie che ci fanno perdere il senso del vivere. Ma c’è un palo di legno in fondo all’immagine che svela la realtà, questa rete non è infinita, così come l’ombra esiste solo perché esiste un Sole che la proietta.

E’ proprio l’ombra a indicarci la precisa posizione del Sole.

…FRUSCII VIVIDI

11021227_813606885371927_4446599065235243153_nIl mio amico Igino è stato ancora ispirato da una mia immagine e come è già accaduto, ha colto nel segno. Quello che io volevo esprimere con l’immagine è tutto nelle sue parole e nella sua poesia. Grazie ancora

“… fruscii vividi di ali mosse al vento schiaffi di mare l’onde, sulle scaglie arrugginite del silenzio, ad implorare il tempo … e il suo ruggire!”

IGINO ANGELETTI

UNA POESIA PER IL PROGETTO ANIMA…

ANIMA DELL'UOMOGrazie a Igino Angeletti per aver scritto questa poesia sul progetto “Anima dell’uomo”, sopratutto perché l’ha scritta di getto come solo l’anima sa fare.E’ molto bello osservare come avvengano le connessioni tra gli esseri umani e di come l’Arte non abbia confini. Grazie ancora.

Il segno ※

Negli occhi
il racconto dei tuoi gesti
come parole sparse al vento,
sgretolate sul cemento,
a fare ruvidi i graffi sulla pelle
lasciati come solchi
in mezzo al campo
avidi
di sudato sole
incerto e stanco.
Attraverso con le mani
questa terra
gravida di pietre
e spine acuminate,
orme vuote
di persone mai passate
che tracciano comunque
questo segno
a fare filo di sutura
tra i pensieri
e riunire,
solco a solco,
quelli veri.

(Igino Angeletti) 

VIETATO TUFFARSI…

_MG_9535Questa immagine è la versione più “stretta” di un’immagine che ho sul mio gruppo di Facebook. Nell’altra versione si vede tutto il pontile e la scritta qui ben visibile li è appena percettibile. Quanti significati in questa immagine.

Mi piace guardare questa foto al contrario, partendo dalle colline che si vedono sullo sfondo per arrivare al pontile. Le colline sono un confine che lasciano intravedere il cielo, la collina è dolce, non è come la montagna che chiede rispetto; un lago calmo ma non per questo poco insidioso, due boe che delimitano le acque sicure e una braca attraccata su un molo col divieto di tuffarsi. Io ho visto una metafora della nostra società, fatta di limiti mentali, (le colline) di falso controllo (le boe), di false soluzioni, (una braca in bella mostra col divieto di tuffarsi).

La società crea immagini ideali, ti mette davanti scelte non scelte insinuando la paura di un mondo cattivo e lo fa attraverso una falsa calma.

Una barca prima del cartello ci sta indicando la cosa giusta da fare, la più razionale. Vietato tuffarsi si, ma c’è la barca sulla quale stare sicuro, così attraverserai l’acqua senza mai conoscerla veramente. Dietro questo calmo paesaggio incantato esiste un limite falso, una regola falsa che pretende di essere seguita, si chiama paura.

La verità è che nessun cartello può impedirti di tuffarti e nessuna collina può nascondere il Sole a lungo. Se vuoi conoscere l’acqua devi tuffarti, se vuoi assaporare il cammino devi fare ogni passo con le tue gambe.

Davanti questa foto siamo tutti come Truman nel famoso film.

LA FOTO STORICA RACCONTA?

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Inserisco il testo trovato su Facebook dove ho preso la foto

“New Orleans, 1960. La bimba afroamericana di 6 anni Ruby Bridges va al suo primo giorno di scuola, ma non è accompagnata in classe dalla mamma o dal papà, ma da quattro poliziotti armati. Il percorso da casa alla scuola lo ha fatto tra due ali di folla, passando in mezzo a persone che le urlavano addosso e tentavano di colpirla. Quando è entrata in aula era l’unica presente, gli altri alunni erano stati ritirati dai genitori e gli insegnanti si sono rifiutati di fare lezione. Tutti tranne una che ha continuato ad insegnare ed è stata la sua unica maestra. Per un anno, la piccola, si è dovuta portare il cibo da casa evitando tentativi di avvelenamento. La sua famiglia ha subito ritorsioni: il padre è stato licenziato, alla madre è stato proibito fare la spesa nel negozio di alimentari vicino casa e i nonni sono stati espropriati dalla terra che coltivavano come mezzadri. Ruby Bridges era la prima nera ad entrare in una scuola fino ad allora riservata ai bianchi. Grazie a Edoardo Pivoni per foto e didascalia!”

Letta così l’immagine sembra raccontare e come tutte le foto “storico-documentaristiche” ha bisogno di una corposa didascalia.

Di certo molti potrebbero credere che questa foto e questa didascalia racconti dei fatti oggettivi, fatti di pregiudizio e di violenza;  in realtà la foto non dice nulla secondo me.Se avessi dovuto approcciare ad un racconto fotografico del genere avrei fatto dei ritratti alla bambina e dei ritratti a una qualsiasi mamma tra la folla che inveiva contro una bambina solo perché di colore. La storia non racconta nulla perché parla di qualcosa nel tempo. Qualcuno potrebbe credere che queste cose, in buona parte, siano oltrepassate, ma non è così. L’uomo, rispetto all’inconsapevolezza del mistero che è  non ha fatto solo passi indietro negli ultimi millenni.

Il pregiudizio non nasce in un luogo perché eventi storici lo “giustificano”, il pregiudizio nasce negli occhi che non sanno vedere, in un’anima che non sa di abitare un corpo. Inquadrando gli occhi di quella bambina e di quella mamma avremmo visto espressioni analoghe ad oggi. Avremmo potuto ritrarre una bambina Siriana sotto i bombardamenti e una mamma che litiga coll’insegnante per difendere la figlia da un presunto soprouso, avremmo visto la stessa cosa.

L’uomo non vive nel tempo, è la sua ombra  a farlo; per questo vive all’ombra di se stesso che lo trasforma in un violento idiota spaventato dall’ombra che lui stesso porta in giro.Non esiste nessuna giustizia dove non c’è consapevolezza.