IL PONTE

_MG_6505Quando si guarda una fotografia ci si dimentica sempre di ricordare un elemento costante che accomuna tutte le immagini,c’è uno che guarda la foto.Certo,ognuno potrebbe controbattere che chi sta guardando la foto sa di guardarla e quindi non ha senso questa mia affermazione.Vi insegno un esercizio;provate a guardare la fotografia pensando che quello che guarda non siete voi ma uno esterno a voi,improvvisamente la fotografia supera i confini che sembrano contenerla perché esiste qualcosa al di fuori di essa.Come questo ponte.Chiunque guarda questa foto pensa che il ponte sia quello che congiunge le due rive perché vede un uomo passarci sopra e anche se non si vedono le due rive siamo sicuri che che esistono.Ma se io non sono l’uomo ma sono il fiume che passa sotto? Ecco che esiste un’altro ponte tra una montagna e il mare..e io divento il fiume…e l’uomo è lo scoglio da superare per arrivare al mare.

Solo è l’uomo e solo è il fiume e si incrociano tra due ponti…si guardano,si incrociano e ognuno fa la sua strada.

IL MISTERO…

_MG_6251Un ponte del lungotevere mi inventa un mondo interiore.

Tre soggetti in questa foto,l’uomo in fondo,il cane e chi guarda.Una luce in fondo al tunnel e una luce dietro chi guarda.Un graffito sul muro che indica la presenza umana.

Se dovessi descrivere questa immagine direi che c’è tutto ciò che descrive il nostro essere sulla terra,l’uomo,descritto dalla figura in fondo,l’animale che ci guarda e che ci accompagna sempre,la storia descritta dai graffiti e le due luci del mistero,la vita e la morte.Ma c’è di più.L’uomo e girato verso di me che guardo e quindi la sua vita potrebbe essere la luce alle sue spalle e la sua morte quella alle spalle di chi guarda e viceversa…ancora una volta non c’è un cammino reale e non c’è cronologia…e la storia non descrive nulla,sono solo segni da interpretare.

L’uomo è mistero nel mistero e l’unica verità è il mistero stesso.

ALTARE DELLA PATRIA (16-1-2016)

_MG_4530Scendendo dal Campidoglio,mentre ci si incammina verso la parte frontale dell’Altare della Patria,quella che affaccia su via del Corso,in un corridoio per nulla nascosto,se ne stava questo secchio e la sua scopa…Stava li,dietro quell’immenso monumento,sembrava non volersi far vedere ma in realtà era in bella posa,tant’è che l’ho fotografato mentre camminavo.

Ogni volta che fotografo questa città non riesco a vederne la grandezza,noto una città stuprata,violentata…come se la sua magnificenza,come se l’immensa Arte in lei racchiusa,si trasformi sempre più nel trucco che indossa una prostituta per andare a lavoro la notte.In ogni angolo trovi degrado,incompletezza,scostanza…una città che si è arresa al potere.L’Altare della Patria,in tutta la sua magnifica maestosità non ha nascosto questo secchio dell’immondizia,non perché io fossi attento,ma perché tutto il marciume nascosto sotto il tappeto della città eterna,tutto l’olezzo di un potere corrotto che succhia l’anima a questo pezzo di storia,non può non mostrarsi.

Roma esiste dell’ipocrisia di chi non ne sa vedere la bellezza ma ne usa lo sfarzo per nasconderne l’unica verità.Una città che ha fatto della sua bellezza la sua morte,come la prostituta che usa il suo corpo per essere stuprata..

Dopo però mi ricordo che tutto questo non esiste,che il potere è solo una maschera che nasconde il reale…e allora vedo che anche questo secchio con la sua scopa hanno il loro senso,anche loro possono far parte di una fotografia armonica..Allora mi ricordo che Roma e la sua storia non sono importanti,quello che conta è il reale…e per me questo secchio con la sua scopa sono reali…molto più di un Altare che sembra gonfiarsi tronfio in mezzo alla città a raccontare di confini che non esistono e di una grandezza fasulla come il potere che ne tesse le lodi.

 

 

INSEGUITO DA UN GABBIANO…(seconda parte)

_MG_4334Ieri ho raccontato di un gabbiano che,mentre fotografavo lungo le rive di un lago,ha deciso di attaccarmi…ma non vi ho raccontato tutto perché quello che accade veramente dentro di noi lo possiamo spiegare sono con la mente…e la mente è lenta a spiegare ciò che abbiamo capito da subito.Ci provo oggi,a distanza di un giorno.

Il gabbiano ha cominciato a volare un paio di metri sopra di me stridendo,io scappavo e intanto tenevo la macchina verso di lui per fotografarlo,non so se la paura che mi attaccasse fosse più forte di voglia di scattare,fatto sta che facevo entrambe le cose..Dopo avermi fatto correre per una cinquantina di metri ha smesso di volare e si è posato sulla riva del lago non distante da me.Allora ho impugnato la macchina fotografica e mi sono avvicinato per fotografarlo,mi guardava avvicinarmi ma non spiccava il volo,forse mi sfidava o forse voleva che ci guardassimo negli occhi.Gli sono arrivato a pochi centimetri e lui non ha ceduto fin quando a spiccato questo fantastico volo,quello che vedete nello scatto.

Quando ho visto questa foto ho capito cosa voleva veramente dirmi quel gabbiano,voleva dirmi che lui era libero come le onde del mare,che non mi temeva perché nella sua libertà non esistevano gabbie…Questo volo potente mi ha fatto capire che i gabbiani non volano perché hanno le ali,volano perché sanno che non esistono gabbie…