AUTORITRATTO AFRICANO…(Burkina 22-8-2016)

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Questo è una specie di autoritratto Africano dove la mia ombra sdoppiata dalla lunga esposizione descrive la mia presenza in un paesaggio tipicamente Africano. Qui i colori sono diversi, non è un luogo comune, anche quando il sole picchia forte c’è sempre una certa leggerezza nei toni delle cose che ci circondano, il mondo si satura di colori forti senza mai perdere di fascino, cosa che accade in Italia dove il sole di mezzogiorno è assolutamente antifotografico.

Eccomi in questo doppio autoritratto dove ci sono le mie due personalità di questo periodo, quella Africana e quello Europea… Sono due ombre perché non potrò mai essere un Africano ma non mi sono nemmeno mai sentito molto Europeo..

TUTTO SU MISURA… (Burkina 20-8-2016)

Una delle differenze economiche sostanziali che si possono notare qui rispetto al nostro paese è il fatto che l’economia è reale. I negozi e il mercato rispecchiano perfettamente quello che le persone cercano e che possono comprare, non è come da noi dove nonostante una crisi economica dilagante continua ad esserci un eccesso di merce e di marchi di stilisti famosi.

Qui non esistono i Mac Donald ma c’è il tizio su strada che ti ammazza un pollo se lo vuoi portare a casa; i negozi di alimentari sono privi di luce elettrica e sono minuscoli ma ci trovi tutto quello che ti può servire, dal sapone per lavare i panni ai sacchi di riso fino al nescafè.

i meccanici sono su strada e lavorano in mezzo alla terra rossa, i locali dove puoi bere spesso li riconosci solo dalle sedie messe su strada e, anche se fai fatica a capire chi ti porterà da bere e da quale porta uscirà,appena ti siedi compare un ragazzo a servirti.

La cosa alla quale ho dovuto abituarmi è il buio, qui la luce elettrica è pressoché assente e quella che c’è viene da sistemi a pannello solare quindi non avrai mai l’intensità delle nostre illuminazioni, qui spesso si mangia e si beve al buio, e se c’è la luna vedi qualcosa in più… all’inizio ho sofferto ma ora comincio ad abituarmi, tanto quando tramonta il sole, dopo poco, si va a dormire come si faceva una volta in Italia.

Tra le invenzioni più curiose che ho viste c’è il forno solare, una specie di parabola di due-tre metri di diametro fatto di lamelle a specchio, il cibo si mette dentro e si utilizza il riflesso dei raggi del sole per cuocere gli alimenti; io ero scettico fin quando non ho visto perdere a fuoco una capanna perché il proprietario aveva dimenticato il forno solare direzionato verso la paglia.

Il mezzo per eccellenza è il motorino seguito a ruota dalla bicicletta, poi arrivano i furgoni utilizzati per trasportare di tutto, non è raro vederne passare alcuni su strada stracolmi di merce con persone appese e animali vivi sul tetto. Il casco non esiste e non sono sicuro che serva la patente per guidare il motorino dal momento che non vedo un poliziotto da quando sono uscito dall’aeroporto, poche automobili e molta gente a piedi con carichi sulla testa.

Insomma un mondo diverso che continuo a scoprire…

PIEGATI A GUARDARE LA TERRA (Burkina 18-8-2016)

Fin dai miei primi giorni qui mi sono chiesto per quale motivo i burkinabé facessero tutti i lavori più duri stando piegati. Lavare i piatti, zappare, spazzare in terra etc.
Anche gli strumenti che usano sono privi di manico o ne hanno uno cortissimo.

Nelle abitazioni burkinabé i piani di appoggio sono quasi del tutto assenti, tutto si fa a terra, compreso il sedersi. E si magia con le mani, cosa che non provo ancora a fare.

Sono un popolo molto religioso e devoto a Dio, questo a prescindere dal credo che abbracciano e la loro fede ed umiltà è evidente nel modo di vivere e di interpretare la società e tutto ciò che condividono in comune.

Da bravo europeo presuntuoso mi sono chiesto il perché di questi aspetti, perché stare piegati ore a zappare la terra quando un manico più lungo permetterebbe di stare diritti, perché non usare tavoli o piani di appoggio: da europeo presuntuoso una risposta me la sono data, anche se un burkinabè non saprebbe che farsene delle mie risposte, lui vive quello che crede e io sto qui a farne filosofie nei miei articoli.

Credo che loro abbiano bisogno del contatto con la terra e di essere vicino alla loro fonte di vita, le loro mani che lavorano toccano le cose e le vedono da vicino, girano scalzi e si siedono a terra, sono un popolo che vive a contatto fisico con quello che gli da da mangiare.

Tra l’altro l’umiltà, questa grande virtù che la maggior parte di noi occidentali hanno perso da tempo, ben si sposa con il loro stare piegati a terra, che non è un segno di sottomissione ma di rispetto verso quel qualcosa di divino che li tiene in vita.

Qualcuno potrebbe ritenere il popolo burkinabé bigotto e credulone, perso in una fede cieca, io credo invece che ogni cosa dentro di noi che sviluppi umiltà e amore, sebbene una mente razionale possa definirlo poco credibile, è molto più vicino alla realtà di ogni scoperta scientifica.

Noi siamo esseri minuscoli e insignificanti rispetto al cosmo, l’unica nostra risorsa è l’amore che si sviluppa solo dall’umiltà, i burkinabé questo lo sanno senza averlo mai concettualizzato.
Noi che abbiamo concettualozzato tutto, che siamo miscredenti, che abbiamo l’aratro motorizzato, non sappiamo più chi siamo e siamo anche fieri della nostra posizione superba nel mondo che comunque non ci appartiene.

Stare piegati a guardare la terra, stare scalzi a toccarla, credere che qualcosa di più grande di noi ci protegga e sapere di essere umilmente insignificanti ma pieni d’amore, questo è ciò che i burkinabè sanno senza averlo mai letto su un libro…

GLI ANZIANI DI KOUBRI (Burkina 17-8-2016)

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Qui a Koubri gli anziani sono sacri e vengono accuditi sia da familiari che dai vicini di casa, per loro è una cosa naturale farlo.

Le case di Koubri sono degli edifici minuscoli che spesso non raggiungono i 10 metri quadrati, le famiglie vivono in tante piccole stanze di questa dimensione che hanno al centro uno spazio aperto, come fosse un giardino solo che è fatto di terra rossa.

All’interno di questo cortile le famiglie cucinano, stendono i panni e fanno i lavori domestici. Ogni lavoro, che si tratti di lavare i panni o di lavare i piatti viene fatto a terra e non è raro osservare, tra panni appesi, bambini che giocano e mamme che cucinano, delle anziane signore sedute a terra col loro foulard colorati sulla testa, scalze e silenziose che se ne stanno li in una sorta di contemplazione.

Tutte le persone del paese conoscono gli anziani e se ce n’è uno che sciaguratamente è solo, troverà senza dubbio qualcuno disposto ad accudirlo.

Qui la vita è semplice, ridotta ai minimi termini, quelli che contano, nessuno prende la macchina per andare in città per fare un lavoro che lo stressa, nessuno ha l’automobile, gli spostamenti sono brevi e le famiglie hanno un reale senso sociale.

Pensavo alle numerose discussioni che i nostri politici fanno sul sociale o sul “problema degli anziani”:
e già la nostra vita assurda ha fatto diventare un problema ogni cosa che non produca soldi e quindi anche i bambini e gli anziani.

Qui si può osservare bene come il sociale non nasca dall’alto o da imposizioni fatte da qualcuno ma di come sia un elemento insito nella cultura; qui le persone sono sociali perché sanno che è l’unico modo giusto di vivere, sanno che aiutandosi riescono a vivere meglio.

Come al solito dove c’è poco da spartire le persone si spartiscono tutto…
Nelle nostre città non esiste un problema del sociale, esiste una società alla deriva che avendo perso il senso della vita, ha perso anche il senso di stare insieme.
Anche qui in Africa esistono contraddizioni e litigi, anche qui l’uomo ha i suoi limiti e le sue ottusità, ma il senso della vita ancora non lo hanno perso, il loro legame stretto con la natura e con le cose reali li portano, nella loro ignoranza culturale, a saperne molto più di noi.

FERRAGOSTO A KOUBRI (Burkina 16-8-2016)

La tradizione religiosa è molto importante qui in Burkina e, qui a Koubrì, convivono diverse religioni in maniera naturale e pacifica. Esiste una moschea a poche decine di metri da una chiesa cattolica e musulmani, cattolici e animisti si salutano senza nessun problema, nessuno viene visto con occhio diverso per via della religione.

Le feste di paese sono molto legate alla religione e ieri (15-8) c’è stata una festa dedicata alla Madonna che è stata portata a spalla da alcune donne per tutto il paese fino a raggiungere la chiesa, l’esatto equivalente della nostra processione ma con un fare più allegro con balli, canti e grida.

La messa cattolica è come la nostra, il rito è identico a parte l’integrazione con canti e popolari e con meno formalità rispetto a noi.Di contro qui le messe arrivano a durare anche tre ore e per me sono veramente troppe… se ci mettiamo che a stento capisco cosa dicono… ma ho comunque voluto seguire l’evento per entrare in contatto con questa parte della cultura del paese.

Flavian, in occasione del 15 Agosto, ha voluto fare dei sacchetti dono da distribuire ad alcune persone del posto; niente telefoni cellulari o moglie di Kalvin Klein, ma riso, caffè, sapone per lavare… insomma cose utili. Con Alina abbiamo consegnato tre di questi pacchi a delle signore anziane del paese ed è stato un bel momento.

In quella che potrebbe essere definita la piazza del paese per tutto il giorno sono continuati balli e canti ed è stato bello vedere le persone divertirsi e ballare in allegria, io mi sono limitato a fotografare anche se un paio di volte hanno cercato di coinvolgermi… Una bella giornata di festa conclusa con una pioggia violenta che ha allagato il paese ma senza togliergli il sorriso.