LA MUSICA CHE GIRA INTORNO…

 

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Ascoltavo su youtube un’intervento fatto da Sarah Moon (grande fotografa contemporanea), dove era presente la curatrice delle sue mostre e una critica di fotografia.

L’intervento avveniva su un palco davanti al pubblico e faceva parte di un’evento durante il quale si presentava la mostra “Alchimie” (di Sarh Moon appunto).

Ho ascoltato per 35 minuti parlare queste due signore il cui intento era quello di fare da cornice alla fotografa e per tutti i 35 minuti non hanno detto nulla, a parte forse il ridicolo tentativo di adulare l’artista e di farla parlare poco o niente.

A differenza di molti che credono che la fotografia e la parola siano linguaggi che non si incontrano, io credo che invece possano coesistere anche se questo non fa si che siano interscambiabili.

La parola può aggiungere o togliere senso ad un immagine così come può farlo uno sguardo, dipende sempre dallo stato d’animo e dalla capacità dell’osservatore.

Dal momento che io credo che la fotografia debba far pensare, ritengo che unirci la parola abbia un senso, ammesso che si voglia dire qualcosa.

A volte i curatori di mostre, nonché i critici, hanno come principale preoccupazione quella di giustificare la loro presenza in un determinato luogo. Non dico che un curatore di una mostra non serva o che i critici non abbiano la loro funzione, ma di certo tale funzione  non consiste nello giustificare quello che fanno davanti a un pubblico che è venuto per sentir parlare la fautrice delle opere e non il corniciaio.

Non ho mai visto, durante uno spettacolo teatrale, arrivare sul palco il tecnico delle luci ad affermare che gli attori sono molto bravi ma che le luci le ha fatte lui, lo prenderebbero tutti per pazzo, invece un critico o un curatore può farlo.

Mi immagino sempre un mondo senza denaro e senza scambi commerciali, non per un eccesso di romanticismo o per l’inseguimento di una utopia ma piuttosto per scremare le cose che accadono e cercare di arrivarne alla realtà.

Se noi togliamo l’intero indotto economico che gira dietro a un’evento come può essere una mostra fotografica, allora resta il senso reale di quello che l’artista ha creato. È per questo che un critico o un curatore devono continuamente dire cosa fanno, perché altrimenti non se ne accorgerebbe nessuno del pubblico.

È altrettanto vero che senza queste figure, nel mondo come quello di oggi, nessun artista potrebbe mai essere visto perché sono i contatti con un determinato ambiente che segnano la strada per arrivare ad essere esposto in un museo o una galleria anziché nel locale del tuo amico. E se in un museo è esposta la stessa foto che era esposta nel locale del tuo amico, quella foto non è la stessa, perché chi la guarda fa differenza in quello che vede a seconda del contesto.

Arriviamo alla “Musica che gira intorno” frase che ho rubato dal titolo di una canzone di Ivano Fossati che nel testo recita così:

“Sarà la musica che gira intorno, quella che non ha futuro, saremo noi che abbiamo nella nostra testa un maledetto muro”

Ed è su quel muro che critici e curatori appendono le nostre fotografie, ammesso che decidano di farlo.

 

 

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