UN NUOVO “CORSO” COMINCIA…

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C’è sempre qualcosa di magico in un inizio, che si tratti dell’alzarsi la mattina per affrontare una nuova giornata, o di un nuovo impegno lavorativo o sociale, oppure, come nel mio caso, quando comincia un nuovo “corso di fotografia”.

Iniziare un corso ha sempre quel sapore speciale del mettersi in gioco.

Chi sta imparando mette in gioco le sue capacità di esplorare qualcosa di nuovo, mentre chi tenta di insegnare mette in gioco le sue capacità di rinnovarsi e approfondire un mondo che non ha mai fine.

Come nelle dottrine orientali dove il maestro non rappresenta altro che un qualcuno che ci mostra chi potremmo essere nel potenziale, così in qualsiasi ambito dove si insegna qualcosa ognuno deve essere in grado di aprire le sue facoltà al mondo.

Si sa bene quale sia la funzione del maestro rispetto all’allievo, ma poco si parla di ciò che l’allievo rappresenta per il maestro e cioè la possibilità di tornare a “non sapere” per ripercorrere una strada che si crede familiare ma che spesso ci sorprende mostrandosi  sempre nuova nella sue infinite possibilità.

Imparare qualcosa significa amare quel qualcosa, insegnare qualcosa significa imparare ad amare se stessi.

La fotografia in questo è maestra di vita perché ci permette di parlare di quello che vediamo o di quello che crediamo di vedere, ci fa fare i conti con la nostra presunzione e con le nostre insicurezze, ci costringe a mostrare e a mostrarci, ci permette di dire senza voce.

Ogni volta che qualcosa nasce c’è chi impara e chi insegna, e non di rado chi impara e chi insegna sono la stessa persona… i ruoli sono una scusa per mettersi in gioco, così come la fotografia è una scusa per scoprire chi siamo in ogni istante.

PER CHI COMINCIA A FOTOGRAFARE…

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Imparare a fotografare è come decidere di entrare in un mondo, e quando si entra da una porta che si conosce poco o niente si procede sempre timorosi.

Mi capita spesso di percepire una lieve paura negli occhi di chi comincia ed è una sensazione che si fa forte sopratutto quando mi mostrano le loro foto.

Sembra che dal giudizio su quelle immagini dipenda tutto il loro futuro di fotografi,

come a dire:
“Se non ho la stoffa mollo immediatamente, inutile raccogliere ancora delusioni e frustrazioni”.

In questo aspetto e in molti altri si può notare quanto la fotografia, ma tutte le arti in genere, debbano sempre fare i conti col nostro enorme ego che sembra volersi prendere tutto di noi.

L’ego e il suo giudizio molto spesso cancellano o forse nascondono la reale motivazione che spinge qualcuno a farsi permeare da un’arte come quella della fotografia.

E allora intervengono le mille scuse che ci riportano alla “normalità” quella dove la vita diventa solo razionalità, bisogno e scelte ponderate, prima di tutte quella del costo in denaro e del tempo che sembra sempre mancare per tutto tranne che per ciò che è coercitivo e forzato.

Nessuno che ha intrapreso un cammino sapeva veramente dove questo lo avrebbe portato, è solo voltandosi indietro che ha compreso che tutto cominciò perché decise di fare un primo passo.

A tutti voi che amate la fotografia e che vi avviate verso questo universo immenso e pieno di ogni cosa, non posso fare altro che dirvi che nessuna bella foto è nata solo per la bravura dell’autore, la vera condizione di quella nascita è stata che l’autore era li, aveva una macchina fotografica e ha fatto click.

Solo una cosa:
La fotografia è ovunque e ama tutti quelli che la colgono, da parte sua chiede solo di essere colta.