E ALLORA FOTOGRAFO…

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Viviamo in un mondo chiuso e spaventato.
Un mondo che corre senza meta col solo scopo di fuggire da se stesso.

Mi immagino una scena di bambino quando con mia sorella ci inseguivamo attorno a un tavolo rotondo, solo che allora lo facevamo ridendo.

Oggi ognuno di noi fa la stessa cosa con se stesso ma la corsa non è altro che una fuga , e non si ride.

Ho vissuto tanti anni della mia vita estraneo a me stesso, come rinchiuso in una bolla della quale anche oggi fatico a comprenderne i confini, poi piano piano ho cominciato a guardare e a capire, ascoltando la mia fioca voce parlare.

È sempre stato molto faticoso esistere, anche se la new age ci dice il contrario sostenendo che la vita non ha bisogno di noi, il fatto è che noi abbiamo bisogno della vita che troppo spesso ci sfugge.

Ho provato, a momenti alterni, ad aprirmi al mondo, cercando di dare qualcosa di autentico  e tentando di ricevere qualcosa di autentico dagli altri, ma spesso ho incontrato follia.

Un giorno ho cambiato lavoro per liberarmi dalle catene e in effetti ci sono riuscito. Ma esistono catene sottili che nemmeno si vedono.

Quando ci si libera allora si scopre che tutta la nostra vita è stata un tentativo di liberarsi da una morsa, quando quella morsa non c’è più arriva il momento difficile, quello di camminare con le proprie gambe e, come il bambino che abbandona il confine del letto per imparare a gattonare, ti si aprono le infinite possibilità. È da li che comincia tutto, proprio quando credevi di avere raggiunto il tuo scopo.

Quando inizia la libertà cominciano le responsabilità, quelle vere.
Finche corri intorno al tavolo puoi vivere nell’ipocrita sensazione di fare e, anche se sei frustrato, tutto sommato è accettabile, un compromesso che ti specchia col mondo: sei folle e infelice ma risuoni con la follia intorno a te e quindi, paradossalmente, puoi credere di non essere solo.

A volte, quando lasci la gabbia, puoi ascoltare.
Improvvisamente sei nella posizione di chi è fermo e può guardare, e allora vedi le formiche correre e capisci che tu non sei più nulla, non sei ancora quello che dovresti essere e non sei più quello che stava nel mondo. Sei nella terra di nessuno, nella libertà.

Nella libertà non ci sono scuse è per questo che in pochi la cercano.
Nella libertà puoi ritrovarti a fare le stesse cose che fanno le formiche solo che stavolta dipende da te e lo sai, ecco perché nella libertà la maggior parte delle delusioni le ho ricevute da me stesso, perché ho capito che il coraggio di liberarmi non è bastato a vivere in maniera coraggiosa.

Oggi facebook mi ha ricordato che è la giornata dei diritti umani, che è un’altra cosa che non significa molto, un po come il prigioniero che nella sua cella insonorizzata finge di ascoltare i bambini di fuori che giocano.
È in queste velenose ipocrisie che il mondo sta uccidendo se stesso, nella finzione della libertà…
Ma in fondo capisco, meglio essere in una frustrazione indotta da un sistema che essere responsabili della propria vita, quando puoi sbagliare da solo lo sai di certo chi è il colpevole e darsi la colpa non cambia le cose.

Nonostante sia qui, nella terra di nessuno, nonostante sia difficile e continui ad inciampare, non trovo altro modo di dare un senso a questa vita.

E allora fotografo… cercando verità.

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