ALTARE DELLA PATRIA (16-1-2016)

_MG_4530Scendendo dal Campidoglio,mentre ci si incammina verso la parte frontale dell’Altare della Patria,quella che affaccia su via del Corso,in un corridoio per nulla nascosto,se ne stava questo secchio e la sua scopa…Stava li,dietro quell’immenso monumento,sembrava non volersi far vedere ma in realtà era in bella posa,tant’è che l’ho fotografato mentre camminavo.

Ogni volta che fotografo questa città non riesco a vederne la grandezza,noto una città stuprata,violentata…come se la sua magnificenza,come se l’immensa Arte in lei racchiusa,si trasformi sempre più nel trucco che indossa una prostituta per andare a lavoro la notte.In ogni angolo trovi degrado,incompletezza,scostanza…una città che si è arresa al potere.L’Altare della Patria,in tutta la sua magnifica maestosità non ha nascosto questo secchio dell’immondizia,non perché io fossi attento,ma perché tutto il marciume nascosto sotto il tappeto della città eterna,tutto l’olezzo di un potere corrotto che succhia l’anima a questo pezzo di storia,non può non mostrarsi.

Roma esiste dell’ipocrisia di chi non ne sa vedere la bellezza ma ne usa lo sfarzo per nasconderne l’unica verità.Una città che ha fatto della sua bellezza la sua morte,come la prostituta che usa il suo corpo per essere stuprata..

Dopo però mi ricordo che tutto questo non esiste,che il potere è solo una maschera che nasconde il reale…e allora vedo che anche questo secchio con la sua scopa hanno il loro senso,anche loro possono far parte di una fotografia armonica..Allora mi ricordo che Roma e la sua storia non sono importanti,quello che conta è il reale…e per me questo secchio con la sua scopa sono reali…molto più di un Altare che sembra gonfiarsi tronfio in mezzo alla città a raccontare di confini che non esistono e di una grandezza fasulla come il potere che ne tesse le lodi.

 

 

INSEGUITO DA UN GABBIANO…(seconda parte)

_MG_4334Ieri ho raccontato di un gabbiano che,mentre fotografavo lungo le rive di un lago,ha deciso di attaccarmi…ma non vi ho raccontato tutto perché quello che accade veramente dentro di noi lo possiamo spiegare sono con la mente…e la mente è lenta a spiegare ciò che abbiamo capito da subito.Ci provo oggi,a distanza di un giorno.

Il gabbiano ha cominciato a volare un paio di metri sopra di me stridendo,io scappavo e intanto tenevo la macchina verso di lui per fotografarlo,non so se la paura che mi attaccasse fosse più forte di voglia di scattare,fatto sta che facevo entrambe le cose..Dopo avermi fatto correre per una cinquantina di metri ha smesso di volare e si è posato sulla riva del lago non distante da me.Allora ho impugnato la macchina fotografica e mi sono avvicinato per fotografarlo,mi guardava avvicinarmi ma non spiccava il volo,forse mi sfidava o forse voleva che ci guardassimo negli occhi.Gli sono arrivato a pochi centimetri e lui non ha ceduto fin quando a spiccato questo fantastico volo,quello che vedete nello scatto.

Quando ho visto questa foto ho capito cosa voleva veramente dirmi quel gabbiano,voleva dirmi che lui era libero come le onde del mare,che non mi temeva perché nella sua libertà non esistevano gabbie…Questo volo potente mi ha fatto capire che i gabbiani non volano perché hanno le ali,volano perché sanno che non esistono gabbie…

IL MISTERO E IL FOTOGRAFO ESOTERICO…

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Un semplice riflesso in una vetrina apre un mondo.In questa immagine c’è un gioco di riflessi tra l’interno reale della vetrina e ciò che viene riflesso dalla vetrina stessa.Il fatto che un tenda sembra coprire una parte del fotogramma ci fa immaginare che dietro la tenda esista un’altra porta,così come la porta che si vede a lato della tenda stessa.Le tecniche dell’immagine subliminale utilizzano spesso questo meccanismo,quello del mistero con soluzione annessa.In questo caso nessuno può sapere cosa ci sia dietro la tenda,potrebbe non esserci nulla,ma il fatto che esista una porta li a fianco e che quella porta abbia la stessa forma della tenda,ci fa immaginare una porta dietro la tenda.
C’è da fare un’osservazione sempre legata alla terza dimensione a me tanto cara,questo meccanismo scatta automaticamente in ognuno di noi ma solo se non ci soffermiamo sull’immagine,se noi guardiamo superficialmente e ci accontentiamo della prima sensazione,allora ciò che vedremo sarà una porta dietro la tenda,ma se cominciamo a viaggiare nella terza dimensione,quella della profondità,allora il viaggio potrebbe cambiare ed essere diverso.Se io avessi fatto due passi sulla mia destra e avessi scattato una nuova immagine,ciò che è svelato ora sarebbe diventato mistero e sarebbe stato svelato ciò che la tenda copre…questo per dire che la terza dimensione di questa immagine non è nella forma e nemmeno nel significato subliminale,ma è nel mistero che si cela dietro a una tenda che si pone davanti a noi…siccome la tenda serve a coprire il sole,noi la percepiamo come mistero.Il fotografo “esoterico” non si preoccupa di cosa ci sia dietro la tenda,ma si preoccupa della sensazione di una tenda davanti ai suoi occhi….Il fotografo esoterico vede nell’immagine riflessa nella finestra visibile,se stesso…il mistero svelato di chi è,il mistero di scoprirsi per non trovarsi mai.Il vero protagonista dell’immagine in questo caso è il riflesso nella porta…sembra una persona,forse una donna,in realtà ognuno sa che quel riflesso descrive se stesso…ma questo lo si scopre solo se uno si ferma a guardare e comincia a cercare nelle sue profondità.

EMPTY FRAME…

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Questa immagine fa parte di una serie di scatti durante i quali (girando per la città) mi muovevo con la mia reflex in cerca di immagini che mi dessero un’idea di dissonante.In particolare questa immagine che ho intitolato “empty frame” che significa “cornice vuota” o “fotogramma vuoto” legata al mondo della fotografia,mi ha fatto sorridere.Ho immaginato una macchina fotografica che scattava un’immagine estrapolando dal contesto un qualcosa che non estrapolava nulla,infatti l’elemento dentro la cornice è lo stesso elemento che si trova fuori.La mia è una critica,nemmeno troppo celata,a un certo tipo di fotografia che non fotografa nulla.Molte immagini,non venendo da dentro di noi,ma essendo espressione superficiale di un ego che vuole solo essere riconosciuto come bravo,attraverso le figure di sedicenti fotografi impastati di tecnica e attrezzatura,finiscono per non estrapolare nulla dal mondo.Una cornice che inquadra un elemento che sta fuori della cornice non è altro che un fotografo che finge di fotografare solo perché possiede una reflex o perché scatta delle immagini.Non basta mettere un quadrato alla realtà per fare fotografia,serve anima…Come lo scrittore che non ha nulla da dire può scrivere interi libri inutili,così il fotografo può vivere anni se non tutta la vita nell’inganno di fare fotografia solo perché fa click su un bottone…Ecco che il famoso “Full frame” che in gergo tecnico descrive le macchine che hanno un sensore 24×36 (come la vecchia pellicola,detta formato pieno per contrapporsi al formato “APSC” di alcune ,macchine che hanno il sensore più piccolo) diventa un formato vuoto…Perché non è la grandezza del sensore che fa l’immagine ma il significato profondo che essa manifesta uscendo dal fotogramma che la contiene.