VIETATO TUFFARSI…

_MG_9535Questa immagine è la versione più “stretta” di un’immagine che ho sul mio gruppo di Facebook. Nell’altra versione si vede tutto il pontile e la scritta qui ben visibile li è appena percettibile. Quanti significati in questa immagine.

Mi piace guardare questa foto al contrario, partendo dalle colline che si vedono sullo sfondo per arrivare al pontile. Le colline sono un confine che lasciano intravedere il cielo, la collina è dolce, non è come la montagna che chiede rispetto; un lago calmo ma non per questo poco insidioso, due boe che delimitano le acque sicure e una braca attraccata su un molo col divieto di tuffarsi. Io ho visto una metafora della nostra società, fatta di limiti mentali, (le colline) di falso controllo (le boe), di false soluzioni, (una braca in bella mostra col divieto di tuffarsi).

La società crea immagini ideali, ti mette davanti scelte non scelte insinuando la paura di un mondo cattivo e lo fa attraverso una falsa calma.

Una barca prima del cartello ci sta indicando la cosa giusta da fare, la più razionale. Vietato tuffarsi si, ma c’è la barca sulla quale stare sicuro, così attraverserai l’acqua senza mai conoscerla veramente. Dietro questo calmo paesaggio incantato esiste un limite falso, una regola falsa che pretende di essere seguita, si chiama paura.

La verità è che nessun cartello può impedirti di tuffarti e nessuna collina può nascondere il Sole a lungo. Se vuoi conoscere l’acqua devi tuffarti, se vuoi assaporare il cammino devi fare ogni passo con le tue gambe.

Davanti questa foto siamo tutti come Truman nel famoso film.

Annunci

LA FOTO STORICA RACCONTA?

12717810_858556144255365_8901819009372385365_n

Inserisco il testo trovato su Facebook dove ho preso la foto

“New Orleans, 1960. La bimba afroamericana di 6 anni Ruby Bridges va al suo primo giorno di scuola, ma non è accompagnata in classe dalla mamma o dal papà, ma da quattro poliziotti armati. Il percorso da casa alla scuola lo ha fatto tra due ali di folla, passando in mezzo a persone che le urlavano addosso e tentavano di colpirla. Quando è entrata in aula era l’unica presente, gli altri alunni erano stati ritirati dai genitori e gli insegnanti si sono rifiutati di fare lezione. Tutti tranne una che ha continuato ad insegnare ed è stata la sua unica maestra. Per un anno, la piccola, si è dovuta portare il cibo da casa evitando tentativi di avvelenamento. La sua famiglia ha subito ritorsioni: il padre è stato licenziato, alla madre è stato proibito fare la spesa nel negozio di alimentari vicino casa e i nonni sono stati espropriati dalla terra che coltivavano come mezzadri. Ruby Bridges era la prima nera ad entrare in una scuola fino ad allora riservata ai bianchi. Grazie a Edoardo Pivoni per foto e didascalia!”

Letta così l’immagine sembra raccontare e come tutte le foto “storico-documentaristiche” ha bisogno di una corposa didascalia.

Di certo molti potrebbero credere che questa foto e questa didascalia racconti dei fatti oggettivi, fatti di pregiudizio e di violenza;  in realtà la foto non dice nulla secondo me.Se avessi dovuto approcciare ad un racconto fotografico del genere avrei fatto dei ritratti alla bambina e dei ritratti a una qualsiasi mamma tra la folla che inveiva contro una bambina solo perché di colore. La storia non racconta nulla perché parla di qualcosa nel tempo. Qualcuno potrebbe credere che queste cose, in buona parte, siano oltrepassate, ma non è così. L’uomo, rispetto all’inconsapevolezza del mistero che è  non ha fatto solo passi indietro negli ultimi millenni.

Il pregiudizio non nasce in un luogo perché eventi storici lo “giustificano”, il pregiudizio nasce negli occhi che non sanno vedere, in un’anima che non sa di abitare un corpo. Inquadrando gli occhi di quella bambina e di quella mamma avremmo visto espressioni analoghe ad oggi. Avremmo potuto ritrarre una bambina Siriana sotto i bombardamenti e una mamma che litiga coll’insegnante per difendere la figlia da un presunto soprouso, avremmo visto la stessa cosa.

L’uomo non vive nel tempo, è la sua ombra  a farlo; per questo vive all’ombra di se stesso che lo trasforma in un violento idiota spaventato dall’ombra che lui stesso porta in giro.Non esiste nessuna giustizia dove non c’è consapevolezza.

ARTE…(NULLA E’ SEPARATO)

_MG_3921La non dimensione e il non tempo sono il luogo dell’arte.Il paradosso e non la contraddizione sono il luogo dell’arte. Non servono artisti per fare arte, serve una connessione. Un riflesso in una barca affondata diventa qualcosa che nasce da qualcosa che affonda perché in questa semplice legge esiste tutta la dinamica della vita.Ma a ben guardare c’è bellezza ovunque, anche una barca che affonda,se il suo affondare è in coerenza col suo cammino, restituisce bellezza. Nessuno sa se gli abissi siano più accoglienti del cielo. Io credo che si somiglino, così come un atomo somiglia a una galassia.

Nulla è separato e tutto è uno.

ANIMA DELL’UOMO (progetto fotografico)

ANIMA DELL'UOMOSto cercando persone disponibili a farsi fotografare per questo mio progetto. Se pensate che potreste essere interessati in prima persona o che qualche vostra conoscenza potrebbe esserlo, non esitate a contattarmi nella chat di Facebook, sul blog, su Wapp… esistono sistemi infiniti. Non tarderò a rispondervi e a contattarvi telefonicamente per spiegarvi nel dettaglio il progetto. Grazie.

FOTOGRAFARE L’ANIMA…

_ON_7885Cosa sappiamo della morte?
Nulla di più di quello che sappiamo di un lungo viaggio che dovremo affrontare.
Si vive con una sola certezza, che ce ne andremo da qui, cambieremo i vestiti che non saranno più fatti di carne e ossa, almeno non di questa carne e queste ossa, ma in fondo sappiamo solo che andremo,non sappiamo molto di più.
La morte appare come qualcosa di futuro, che avverrà, come un biglietto prenotato e lasciato aperto per un luogo ignoto. La maggior parte delle persone nasconde il biglietto sotto il cuscino, vive come se non lo avesse comprato e la notte ci dorme su sperando che il cuscino possa allontanarlo da se stesso.
Penso alla morte come alla nascita, qualcosa che accade nel non tempo e che non possiamo ricordare perché non è scritto nel tempo cronologico. Immagino la morte, per chi l’ha già attraversata, come una nascita, qualcosa che è accaduto ma della quale non si ha completa coscienza. Anche se i ricordi di molti si spingono fino alla pancia della mamma, in realtà non sappiamo nulla del sole, sappiamo solo dell’ombra, perché il sole sei tu e l’ombra è ciò che credi di essere. Non puoi vederti, se ti vedi quello che vedi è la tua ombra, ma puoi percepirti.
La vita è una lunga percezione di se, e per chi capisce questo, la percezione di se e degli altri diventa l’unica vera ragione… Percepire l’anima al di la della forma.
Questo gioco non finirà, finirà questo viaggio.
Cosa rimarrà? Questa è la domanda.
Rimarrà tutto ciò che è stato reale, ogni istante che sei stato connesso con l’Universo, ogni volta che hai saputo distinguere tra la percezione infinita di te e la sciocca ombra che ha giocato a ingannarti nella sua forma.
Tutto scorre diceva Eraclito, e tutto è un vortice che ha nel suo centro la massima espressione del movimento, un movimento talmente vorticoso da apparire immobile.
Perché fotografare l’anima? Perché è l’unica cosa reale… il resto e solo forma che gioca a sembrare sostanza.