L’AFRICA CHE SCOMPARE… (Burkina 30-8-2016)

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Siamo in dirittura di arrivo, pochi giorni e la mia avventura africana si concluderà.

Come si addice ad un occidentale mentale come me è tempo di tirare le somme, magari non somme matematiche ma emozionali.

Ho molto scritto delle usanze di questo paese nei miei articoli di questo mese, ho messo molto l’accento su una vita semplice molto più vicina all’uomo rispetto alla nostra dove l ricchezza ha corrisposto ad una perdita di umanità.
Ma l’Africa non è solo quello che ho descritto io e sarebbe ingiusto da parte mia non descriverne anche le contraddizioni e le tendenze.

Finché si resta in una realtà di paese la vita Africana è molto semplice ma se si va in città le cose cambiano e cominciano a vedersi i primi accenni, a volte ridicoli, della modernità occidentale.

Puoi passare con la macchina in una grossa rotatoria e vedere un cartellone pubblicitario dove c’è il figo di turno che beve la sua guinness solo che è un figo africano e non europeo, puoi vedere, nei maxischermi, video di reggae africano girati con tutti i crismi del tipico video rap americano; locali con musica dal vivo con donne truccate all’inverosimile con abiti alla moda e pelle sbiancata da creme,puoi vedere negozi dove la cordialità è la stessa che puoi trovare quando ti ritrovi davanti una cassiera di bricofer.

La cosa affascinante è che questa modernità ostentata e ridicola, che non appartiene a questa Africa secondo me, fa eco all’approssimazione tipico di questo popolo.

Le strade asfaltate sono solo le principali,ma le strade laterali sono in terra rossa piene di buche dove solo un guidatore esperto può non cadere in terra con un motorino; i taxi sono automobili di 35 anni con vetri spaccati e sospensioni evanescenti e i locali sono sporchi e con tavolini arrugginiti e sedie in ferro che puoi trovare nella casa in campagna da noi.

Non è difficile camminare per strada, incontrare una venditrice di banane col suo carico tenuto in equilibrio sulla testa, e più in la un giovane che fa un video col suo cellulare touch nel quale non può caricare internet per mancanza di soldi.

Insomma l’Africa ha un po il mito dell’Europa, come l’America poteva essere il mito italiano di anni fa.

Anche questo popolo comincia a svendersi all’ego di un mondo impazzito come il nostro e lo vedo muoversi, inconsapevole, verso la follia della quale non possono conoscere il prezzo.

Concludendo credo che l’uomo sia uomo ovunque e che sono le possibilità esterne a creare l’uomo purtroppo.

L’Africa è ancora un paese semplice perché non ha ricchezze, ogni uomo è disposto ad aiutarne un’altro perché sa che è l’unico modo di sopravvivere, ma quando ogni africano avrà abbastanza denaro da non aver bisogno dell’altro, diventerà quello che siamo diventati noi.

Purtroppo è la consapevolezza che dovrebbe fare la differenza, avere delle possibilità e delle comodità senza diventarne schiavo,avere denaro senza diventare avido, avere una casa senza farla diventare un bunker…

Ho raccolto immagini di un’Africa che scomparirà, non so quando ma scomparirà, è troppo evidente il percorso dell’uomo.

L’uomo qui non è semplice perché sceglie la semplicità, è semplice perché non ha scelta; e io credo che sia la scelta a distinguere l’uomo consapevole dallo schiavo.

Non so se tornando avrò il mal d’Africa,come molti mi hanno detto, in fondo il male del quale soffro io va ben al di la di una nazione, va verso una umanità che va scomparendo.

In questi villaggi, tra gli anziani e i bambini, ho visto che l’uomo può essere nella gioia senza avere nulla da mangiare e questa è una lezione che porterò con me, come porterò con me il maialino che mi attraversa la strada e il bambino che mi saluta dandomi la mano, ma quello che mi mancherà non sarà l’Africa, ma lo sguardo di un uomo che vive secondo la sua umanità.

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LA LINGUA MOORE’ (Burkina 23-8-2016)

La lingua ufficiale qui a Koubri è il “moorè”, il francese è la lingua imposta dal colonialismo che con tanto amore ha portato questa ondata di modernità.

Naturalmente buona parte della popolazione oramai parla anche il francese ma non è raro incontrare persone, sopratutto anziane, che parlino solo la loro lingua madre.

Flavian è molto affascinato da questa lingua e ha deciso seriamente di impararla.

Oggi siamo stati a casa di un ragazzo disabile, Gerard, che insegnerà il mooré a Flavian e lui per ricambiare gli ha comprato una finestra che lui non aveva i soldi sufficienti ad acquistare, e il cemento utile per montarla.

Qui funziona così, una specie di baratto quando è possibile, nessuno si offende se gli offri una mano o del pane, ammesso che tu lo faccia con la giusta umiltà.

Ho assistito alla lezione di mooré di Flavian nella casa di Gerard ed è stato interessante vedere come tre quattro bambini erano con lui e rispondevano ad ogni sua richiesta, non erano suoi figli, ma dei semplici vicini.

La lezione si è svolta in quello che potrei definire cortile della casa con Gerard sulla sua bici da invalido che si pilota utilizzando solo le mani, Flavian su una panca di legno, e diversi bambini introno a noi incuriositi dalla nostra pelle bianca e dalle mie macchinette fotografiche.

Mentre Gerard e Flavian sono impegnati nella loro lezione mi guardo intorno, il muro che circonda la piccola abitazione di Gerard è alto un metro e mezzo circa, se stai in piedi riesci a vedere tutto intorno.

Una bambina mi sorride e fa le smorfie mentre la sorella più grande, piegata in mezzo alla terra , lava i piatti di tutta la famiglia, un bambino raccoglie la terra rossa aiutandosi con un bidone per l’acqua adibito a contenitore improvvisato e un asinello mangia dell’erba a pochi passi da me…
Case in cemento e argilla tutte della stessa altezza intorno a me, tutto semplice e sostanziale, senza nessuna cura dell’estetica…eppure tutto è armonioso in questo mondo così lontano dal nostro.

Il maiale di Gerard, chiuso in uno spazio adibito per lui nel giardino, strappa l’erba delle mani di un bambino che lo sta facendo mangiare, la vicina coi suoi capelli rasta porta in testa una cesta di non so cosa e io resto fermo a guardare un mondo che mi sembra così lontano eppure così vicino a me… E questa Africa continua a raccontarmi di un mondo che ha sempre qualcosa di nuovo da insegnarmi nonostante la semplicità, o forse sarebbe meglio dire grazie alla sua semplicità.

AUTORITRATTO AFRICANO…(Burkina 22-8-2016)

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Questo è una specie di autoritratto Africano dove la mia ombra sdoppiata dalla lunga esposizione descrive la mia presenza in un paesaggio tipicamente Africano. Qui i colori sono diversi, non è un luogo comune, anche quando il sole picchia forte c’è sempre una certa leggerezza nei toni delle cose che ci circondano, il mondo si satura di colori forti senza mai perdere di fascino, cosa che accade in Italia dove il sole di mezzogiorno è assolutamente antifotografico.

Eccomi in questo doppio autoritratto dove ci sono le mie due personalità di questo periodo, quella Africana e quello Europea… Sono due ombre perché non potrò mai essere un Africano ma non mi sono nemmeno mai sentito molto Europeo..

IO E LA HAILY (Burkina 21-8-2016)

Cliccando al link che lascio qui sotto potrete accedere alla galleria immagini della Haily, (HAILY è un’associazione non-profit creata da Alina e Flavian con la missione di offrire accesso all’educazione ai bambini in Burkina Faso.)

Il mio lavoro fotografico fatto in questo mese di mia permanenza in Burkina verrà postato man mano su questa galleria..  Grazie ad Alina e Flavian

http://behaily.org/galleria

TUTTO SU MISURA… (Burkina 20-8-2016)

Una delle differenze economiche sostanziali che si possono notare qui rispetto al nostro paese è il fatto che l’economia è reale. I negozi e il mercato rispecchiano perfettamente quello che le persone cercano e che possono comprare, non è come da noi dove nonostante una crisi economica dilagante continua ad esserci un eccesso di merce e di marchi di stilisti famosi.

Qui non esistono i Mac Donald ma c’è il tizio su strada che ti ammazza un pollo se lo vuoi portare a casa; i negozi di alimentari sono privi di luce elettrica e sono minuscoli ma ci trovi tutto quello che ti può servire, dal sapone per lavare i panni ai sacchi di riso fino al nescafè.

i meccanici sono su strada e lavorano in mezzo alla terra rossa, i locali dove puoi bere spesso li riconosci solo dalle sedie messe su strada e, anche se fai fatica a capire chi ti porterà da bere e da quale porta uscirà,appena ti siedi compare un ragazzo a servirti.

La cosa alla quale ho dovuto abituarmi è il buio, qui la luce elettrica è pressoché assente e quella che c’è viene da sistemi a pannello solare quindi non avrai mai l’intensità delle nostre illuminazioni, qui spesso si mangia e si beve al buio, e se c’è la luna vedi qualcosa in più… all’inizio ho sofferto ma ora comincio ad abituarmi, tanto quando tramonta il sole, dopo poco, si va a dormire come si faceva una volta in Italia.

Tra le invenzioni più curiose che ho viste c’è il forno solare, una specie di parabola di due-tre metri di diametro fatto di lamelle a specchio, il cibo si mette dentro e si utilizza il riflesso dei raggi del sole per cuocere gli alimenti; io ero scettico fin quando non ho visto perdere a fuoco una capanna perché il proprietario aveva dimenticato il forno solare direzionato verso la paglia.

Il mezzo per eccellenza è il motorino seguito a ruota dalla bicicletta, poi arrivano i furgoni utilizzati per trasportare di tutto, non è raro vederne passare alcuni su strada stracolmi di merce con persone appese e animali vivi sul tetto. Il casco non esiste e non sono sicuro che serva la patente per guidare il motorino dal momento che non vedo un poliziotto da quando sono uscito dall’aeroporto, poche automobili e molta gente a piedi con carichi sulla testa.

Insomma un mondo diverso che continuo a scoprire…